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LAMPEDUSA/ L'Europa ha fallito, ora tocca all'Onu

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Finché perdura l’attuale smisurato squilibrio di tenore di vita tra Paesi industrializzati e emisfero Sud (i Paesi più poveri arrivano anche ad avere un quarantesimo del prodotto nazionale lordo pro capite di quelli più ricchi), e finché la sicurezza di vita e la tutela dei diritti umani fanno registrare squilibri analoghi, non c’è dubbio che quella che si potrebbe definire l’immigrazione della fame e della paura non può venire fermata del tutto se non a costi umani inaccettabili. 

Inoltre non ha senso tentare di bloccare o anche solo di regolare nell’ultima tappa - il passaggio attraverso il Mediterraneo - dei viaggi che sono di solito transcontinentali quando non intercontinentali, e che implicano la negligenza o la connivenza o anche impossibilità di controllo di molti e diversi Paesi. Più che in sede europea la questione va posta in sede internazionale. 

Occorre, magari sotto l’égida dell’Onu, convocare una conferenza diplomatica internazionale con la partecipazione non solo dei Paesi di arrivo ma anche di quelli di transito e di origine (quando possibile) di tali flussi per affrontare la questione in tutti suoi aspetti e ottenere che ciascun governo si assuma le sue rispettive responsabilità al riguardo.

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