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Esteri

PAPA/ Mons. Shomali: così Francesco può portare la pace tra Israele e Palestina

Abu Mazen e Papa Francesco (Infophoto)Abu Mazen e Papa Francesco (Infophoto)

Un ruolo diretto non penso, perché generalmente la Santa Sede non interviene in questioni politiche come queste. Il suo atteggiamento è però sempre molto utile, specialmente quando si parla di Gerusalemme, una città tre volte santa anche e soprattutto per i cristiani. E’ chiaro allora che una parola del Papa, anche se non inserita direttamente nel negoziato in corso, ha comunque un peso notevole ed è in grado di modificare il corso politico.

 

A margine dell'incontro, parlando con i giornalisti, il presidente Abu Mazen ha riferito di aver invitato il Papa in Terra Santa. Questo incontro potrebbe risultare ancora più importante?

E’ senza dubbio così. La presenza del Papa in Terra Santa ha un impatto mediatico tale da poter amplificare al massimo ogni suo discorso e ogni sua parola. Questa visita potrebbe quindi avere un peso decisamente maggiore rispetto a quello dell’incontro dei giorni scorsi in Vaticano.

 

Nel corso del colloquio si è parlato anche della situazione delle comunità cristiane. Qual è l’attuale loro contributo nei territori palestinesi?

Il contributo dei cristiani è polivalente. Ci sono tante scuole di ottimo livello, due università in Giordania e Palestina, ma anche dodici ospedali cattolici in tutta la Terra Santa. Molti palestinesi sono inoltre impegnati in politica, nell’economia e nella diplomazia, quindi la comunità cristiana ha un evidente influsso positivo, soprattutto nella zona di Betlemme. Anche il presidente Abu Mazen, durante l’incontro con Papa Francesco, ha riconosciuto la ricchezza del pluralismo in Terra Santa e confermato quanto la comunità cristiana, attualmente al 2%, sia accettata e gradita.

 

Dopo aver assistito alla giornata di digiuno e preghiera per la pace, voluta da Papa Francesco, crede che l'autorevolezza del Pontefice possa avere anche nel caso della Terra Santa conseguenze politiche?

 Il Papa ha invitato milioni di cristiani e di non cristiani a pregare per la pace perché ha autorità morale e spirituale, ma vorrei ricordare che l’attacco contro la Siria alla fine non è avvenuto. Questo significa chiaramente che la sua preghiera può produrre effetti anche a livello politico.

 

(Claudio Perlini)

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