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PAPA/ Mons. Shomali: così Francesco può portare la pace tra Israele e Palestina

Pubblicazione:sabato 19 ottobre 2013

Abu Mazen e Papa Francesco (Infophoto) Abu Mazen e Papa Francesco (Infophoto)

La situazione in Medio Oriente, la ripresa dei negoziati tra israeliani e palestinesi, ma anche la perdurante gravità del conflitto siriano. Sono solo alcuni dei temi affrontati durante il colloquio avvenuto di recente in Vaticano tra papa Francesco e il presidente dello Stato di Palestina, Abu Mazen. I due, incontratisi nella Sala della Biblioteca alla sola presenza di un interprete, hanno espresso in particolare l’auspicio che il processo di pace tra israeliani e palestinesi possa produrre "i frutti desiderati per trovare una soluzione giusta e duratura ad un conflitto la cui fine si rivela sempre più necessaria e urgente”. A tale scopo, ci si è augurati che “le Parti prendano con determinazione decisioni coraggiose a favore della pace con il sostegno della comunità internazionale”. Grave preoccupazione continua invece a destare la situazione in Siria, per la quale papa Bergoglio e Abu Mazen sperano “che alla logica della violenza subentri quanto prima quella del dialogo e della riconciliazione”. Si è parlato infine della situazione delle comunità cristiane nei territori palestinesi e, più in generale, in Medio Oriente, rilevando “il contributo significativo che esse offrono al bene comune della società”. Abbiamo commentato il colloquio e quanto ne è emerso insieme a William Shomali, vescovo ausiliare e vicario patriarcale di Gerusalemme.

 

Mons. Shomali, qual è l'importanza dell’incontro tra il Pontefice e il presidente palestinese?

 Per diventare una nazione riconosciuta e uno Stato membro delle Nazioni Unite, la Palestina ha bisogno di un appoggio, come quello della Santa Sede, dal grande valore morale. I palestinesi apprezzano molto il fatto che in questi casi venga utilizzata l'espressione “Stato della Palestina” e non autonomia o autorità nazionale palestinese. Non dimentichiamo poi che in Terra Santa c’è una piccola comunità cristiana che è molto rispettata, quindi Abu Mazen, che è il presidente di tutti, musulmani e cristiani, ha sentito il dovere di rivolgere un saluto al capo di questa comunità che si trova attorno ai Luoghi Santi.

 

Cosa può dirci dell’attuale rapporto tra israeliani e palestinesi?

Purtroppo i negoziati al momento sono bloccati, soprattutto perché non sembra possibile raggiungere un’intesa sui punti principali, come i cosiddetti territori occupati (in particolare la Cisgiordania e la Striscia di Gaza, regioni rivendicate sotto il nome di Stato di Palestina, come riconosciuto dall'Onu nel novembre 2012, ndr).

 

C’è poi il cosiddetto muro di separazione costruito da Israele in Cisgiordania…

 Esatto, un muro che Israele vuole mantenere e che i palestinesi invece non accettano. Al momento, il maggiore problema è rappresentato proprio dal muro e dalla futura frontiera tra Palestina e Israele, senza dimenticare poi altre questioni come il ritorno dei profughi e quella legata a Gerusalemme, in particolare alla Città Vecchia: a chi appartiene? (Israele reclama l’egemonia totale, i palestinesi rivendicano il rispetto dei confini, ndr).

 

Crede che la Santa Sede possa avere un ruolo diplomatico nel rapporto tra israeliani e palestinesi? 


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