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CAOS LIBIA/ Biloslavo: prima di morire Gheddafi mi aveva detto che...

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Muammar Gheddafi (Infophoto)  Muammar Gheddafi (Infophoto)

Ricordiamoci che l’11 settembre 2012 è stato ucciso l’ambasciatore americano in Libia, Chris Stevens, che aveva aiutato i ribelli durante la guerra contro Gheddafi e che considerava Bengasi come la sua seconda casa. Poche settimane fa inoltre è stato catturato un super-terrorista, Nazih Abdul-Hamed al-Ruqai, che viveva tranquillamente a Tripoli pur essendo stato responsabile degli attentati alle ambasciate americane in Kenya e Tanzania nel 1998. Si tratta soltanto della punta dell’iceberg della realtà della Libia.

 

A esserne compromessa è la stessa unità nazionale?

Sì, il Paese è spaccato. Misurata è una città autonoma, la Tripolitania è continuamente agitata da scioperi anche delle stesse forze governative contro il governo considerato corrotto. La conseguenza è quella di bloccare i porti e impedire le esportazioni di gas e petrolio destinate alla stessa Italia tramite l’oleodotto Greenstream. La Cirenaica nel frattempo è a un passo dalla secessione e ospita gruppi terroristici filo Al Qaeda molto pericolosi. Il Fezzan, la regione più povera a sud, è stata dichiarata indipendente dalle tribù che vi abitano. La Libia rischia quindi di andare completamente persa, a meno che vi sia un’azione di peace building e di ricostruzione politica e sociale del Paese.

 

In che modo è possibile attuare questa ricostruzione?

Non è possibile, in quanto in questo momento nessun intervento straniero è ben visto in Libia. La stessa Italia avrebbe dovuto svolgere il compito di addestrare 5mila reclute del nuovo esercito libico, ma il training delle prime 400 è già stato rimandato per la situazione di caos. I problemi sono enormi e non possono essere risolti, la Libia sta rischiando di trasformarsi in una completa anarchia simile alla Somalia o all’Afghanistan, e questo va contro agli interessi nazionali dell’Italia.

 

Lei intervistò Gheddafi poco prima della sua caduta. La sua impressione fu quella di trovarsi di fronte a uno psicopatico?

No, non lo definirei uno psicopatico, anche se era un personaggio stravagante e a suo modo unico. Quando gli chiesi che cosa ne pensava di Sarkozy, invece di rispondermi si portò l’indice alla tempia per dire che lo riteneva un po’ picchiatello. Gheddafi però aveva già previsto tutto. Nel corso dell’intervista mi anticipò che di lì a poco sarebbe morto, descrisse il caos che sarebbe scoppiato alla sua caduta e il diffondersi di Al Qaeda e degli altri gruppi jihadisti in ampie fette della Libia.

 

(Pietro Vernizzi)



© Riproduzione Riservata.

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COMMENTI
21/10/2013 - commento (francesco taddei)

noi italiani viviamo in un clima non lontano da 70 anni. e il paese è tenuto assieme con il filo spinato, con politici che rifiutano di rispondere alla legge e agli elettori. altro che partiti popolari.