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CAOS LIBIA/ Biloslavo: prima di morire Gheddafi mi aveva detto che...

Pubblicazione:lunedì 21 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 21 ottobre 2013, 11.43

Muammar Gheddafi (Infophoto) Muammar Gheddafi (Infophoto)

“A pochi mesi dalla sua morte mi incontrai con Muammar Gheddafi per intervistarlo e il Colonnello previde tutto quello che sarebbe successo. La sua fine, il dilagare di Al Qaeda e lo sprofondare del Paese nel caos”. Fausto Biloslavo, insieme a Oriana Fallaci ed Enzo Biagi, è uno dei pochissimi giornalisti italiani ad avere intervistato Gheddafi. Il 26 ottobre la Libia festeggerà il secondo anniversario della dichiarazione di “liberazione”, ma di fatto è una nazione che non esiste più. Scorribande, brigantaggio e terrorismo hanno sostituito le istituzioni, e oggi il Paese si è disintegrato in quattro entità autonome: la Tripolitania a ovest, la Cirenaica a est, l’arretrato Fezzan nel sud e Misurata che è sempre più una “città-Stato”.

 

Biloslavo, che cosa è cambiato in Libia a due anni dalla “liberazione”?

Lo Stato libico di fatto non esiste più. Basta vedere quello che è accaduto al primo ministro, Ali Zeidan, che è stato arrestato, più che sequestrato, da miliziani governativi. Dietro di loro c’erano i Fratelli musulmani e il presidente del Parlamento, il berbero Nouri Abusahmain, che volevano costringere Zeidan alle dimissioni. In un Paese normale sono deputati e senatori a decidere la sfiducia, e non invece le milizie. Ciò riflette il controllo che i guerriglieri esercitano sul Paese, nonché la situazione economica in cui versa. Basti pensare che ai tempi di Gheddafi la Libia produceva un milione e 600mila barili di petrolio al giorno, mentre oggi è scesa a 600/700mila barili.

 

Quali sono gli errori commessi da Stati Uniti e Paesi europei?

Gli stessi commessi nei confronti dell’intera Primavera araba: hanno creduto che l’ondata di sollevazioni fosse di per sé sufficiente a portare democrazia. Non hanno però calcolato che la democrazia non si esporta come se fosse la Coca Cola, ma che richiede tempo e un’evoluzione storica che non si produce semplicemente perché si verifica una rivolta armata. A dimostrarlo è l’esempio della Libia, ma anche di altri Paesi coinvolti in questa Primavera che ormai è autunno/inverno. L’Occidente ha quindi commesso un grave errore di cui ora sta pagando le conseguenze.

 

In che modo?


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COMMENTI
21/10/2013 - commento (francesco taddei)

noi italiani viviamo in un clima non lontano da 70 anni. e il paese è tenuto assieme con il filo spinato, con politici che rifiutano di rispondere alla legge e agli elettori. altro che partiti popolari.