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SEPOLTURA PRIEBKE/ Dall'Argentina: la giustizia umana può riparare il male più grande?

Pubblicazione:lunedì 21 ottobre 2013

Erich Priebke (Infophoto) Erich Priebke (Infophoto)

BUENOS AIRES - A cent'anni d'età è morto Erik Priebke, uno degli ultimi criminali nazisti. Non è accaduto nella sua Germania natale, nemmeno nella Patagonia argentina dove pure ha vissuto di nascosto per quasi mezzo secolo, ma a Roma, proprio nel luogo dove la sua partecipazione attiva alla macchina genocida di Hitler gli è costata una tardiva condanna all'ergastolo. Nella città eterna, l'allora tenente delle Waffen-SS, insieme al suo collega il maggiore Karl Hass, mise in pratica un ordine dato dal loro capo, Herbert Kappler, di uccidere dieci italiani per ogni soldato tedesco morto il giorno prima in un attentato con esplosivi operato dalla resistenza partigiana. I poliziotti militari tedeschi assassinati erano 33.

Il 24 marzo del 1944, Kappler redasse la lista dei prigionieri italiani – 75 dei quali ebrei in attesa di essere trasferiti ai campi di sterminio – e annotò 335 nominativi, tutti civili, cinque in più del numero suggerito dal Fuhrer: un atto di chiara obbedienza misto a lealtà, per far intendere non solo che l'ordine era approvato pienamente, ma allo stesso tempo, aumentandone la portata, anche per ingraziarsi il leader. Agli ordini di Priebke e Hass, il comando nazista trasferì gli sfortunati presso una cava abbandonata sulla Via Ardeatina, dove a gruppi di cinque prigionieri alla volta, vennero uccisi con colpi di pistola alla nuca. L'orrendo fatto passò alla storia come il massacro delle Fosse Ardeatine.

Una volta fatto prigioniero dai Britannici a causa della disfatta tedesca, Priebke scappò dal campo di prigionia di Rimini con l'aiuto del Gruppo Odessa e, dotato di documenti falsi, arrivò a Buenos Aires nel 1946, da dove successivamente si trasferì a San Carlos de Bariloche, una ridente cittadina della Regione patagonica dove nessuno poteva essere a conoscenza dei fatti, tanto da tornare ad usare il proprio nome, mantenendo però nascosta la sua identità. Difatti arrivò ad essere un personaggio rispettato dalla cittadinanza sopratutto a causa del suo incarico di direttore dell'Istituto Culturale Tedesco-Argentino, dal quale dipendevano due importanti istituzioni scolastiche.

Allo stesso tempo Priebke era ricercato in Italia dal novembre 1946, dato che nel mese di maggio dello stesso anno era iniziato il processo per il massacro che vide la condanna di Kappler all'ergastolo. A causa della sua contumacia ma sopratutto in vitù della sparizione, il processo a Priebke dovette essere sospeso fino alla sua archiviazione, avvenuta nel febbraio del 1962 per conto del Tribunale Militare di Roma dato che “tutte le indagini operate alla sua localizazzione e identificazione si sono concluse negativamente”.


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