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DATAGATE/ L'esperto: la verità è che tutti spiano tutti. Anche l'Italia…

Pubblicazione:giovedì 24 ottobre 2013

Immagine d'archivio Immagine d'archivio

Lo scandalo Datagate mette sotto accusa gli Stati Uniti d’America che, attraverso l’attività di spionaggio della Nsa – National Security Agency – avrebbero intercettato milioni e milioni di telefonate, sms ed email. Italia, Germania, Francia, Spagna e Sud America le vittime (note) dell’operazione dell’agenzia governativa che chiedono chiarezza sull’operato del governo a stelle e strisce, colpevole di aver infranto la privacy di milioni di persone. Ma a che pro? E soprattutto, era possibile che nessuno sapesse? Per cercare di fare chiarezza ilsussidiario.net ha contattato Andrea Margelletti, presidente del Cesi (Centro degli studi internazionali), nonché esperto di strategie militari, geopolitica, intelligence e politica estera.



La nostra privacy è in pericolo?

 Innanzitutto occorre dire che i servizi segreti fanno il loro mestiere e chi è in pericolo non sono certo i cittadini comuni (anche se c’è in gioco la privacy). Lo spionaggio si focalizza sulle persone che hanno informazioni pregiate e preziose, non certamente sul cittadino normale.



Contromosse e misure per difendersi ne esistono?

 Non è questo il punto. Io non saprei per quale ragione un servizio segreto dovrebbe intercettare i cittadini: sarebbe uno spreco immenso di risorse. Quello che uno intercetta poi lo deve anche analizzare, non solo incamerare. Pensiamo ad un'intercettazione: raccogli, ma poi il nastro lo devi ascoltare. Quindi ripeto, non vedo il motivo per il quale non i servizi segreti americani, ma quelli di tutto il mondo si debbano mettere a intercettare i comuni cittadini.



Chi è nel mirino dunque?

Soggetti ben precisi: lo spionaggio si fa verso chi è in possesso di informazioni segrete, chi ha accesso a segreti militari, politici ed economici, chi ha contatti con organizzazione criminali e terroristiche e chi è in grado di influenzare i governi e le loro scelte.



Ma è possibile che tutto questo sia avvenuto all’insaputa dei servizi segreti italiani?

 Mi perdoni, ma se lei spia qualcun altro, quel qualcun altro lo informa?



Ovviamente no.

Appunto, e quindi per quale ragione il servizio segreto di uno stato “alfa” dovrebbe informare lo stato spiato “beta” della sua attività?

 

Le accuse al Copasir e ai sistemi di sicurezza italiani sono infondate secondo lei, o hanno una loro ragion d’essere?

 Facciamo una distinzione innanzitutto. Una cosa è essere informati o meno, altra cosa è essere preparati o impreparati. Non è questione di falle. Se io devo spiare sulla rete, tutto questo avviene attraverso le capacità dei miei super-computer di entrare nei suoi. Se lei ha tre super-computer e io ne ho venticinque, secondo lei chi dei due avrà più capacità di entrare nel pc altrui?

 

Quindi chi ha più risorse a disposizione, sarà più performante. 


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