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ISLAM/ La svolta fondamentalista del sultano del Brunei "minaccia" i moderati

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Persino i giuristi hanno sempre fatto una distinzione tra i martiri che combattono per la causa di Allah e chi  invece si astiene dalla lotta, rispettando la vita di quanti si impegnano solo spiritualmente.

Nel corso di due decenni, Al Qaeda e i suoi adepti hanno rigettato questa interpretazione, abbandonandosi ad una violenza gratuita contro chiunque ostacolasse il loro percorso. Il fanatismo, con il quale siamo obbligati a confrontarci, è il prodotto di un miscuglio tossico di fondamentalismo religioso, indecenza culturale e scontro politico che si fonda su una relazione direttamente proporzionale tra il livello di povertà e l’influenza terrorista.

I musulmani arabi moderati, non possono rimediare se non discutono apertamente del problema  iniziando a fare una seria autocritica. Purtroppo, la maggior parte dei leader, intellettuali, politici, esperti, rappresentanti della società civile, scuole di pensiero, evitano di intervenire sulla questione. Il loro silenzio contribuisce all’avanzata di questi criminali ignoranti che continuano a seminare nel mondo una cultura dell’odio.

Faro della cultura araba in Occidente, Averroè (filosofo, medico, matematico e giurisperito arabo, ndr) che, contro i dettami salafiti, ha sviluppato l’idea di un pensiero moderno dove la ragione umana gioca un ruolo fondamentale nell’interpretazione dei testi rivelati. Questa mancanza di chiarezza impedisce l’apertura di un dialogo con l’Occidente per la costruzione di un Islam moderato, e comporta che i popoli non arabi, come i regimi senza legittimazione del Brunei, Pakistan ecc..., si ergano a giudici e dettino le regole per un nuovo islam salafita radicale.

E' fondamentale il ruolo dell’Onu che, in quanto garante dei diritti umani, ha il compito di rafforzare la sua promozione per la tutela delle libertà individuali, obbligando i paesi come il Brunei, l’Arabia Saudita e molti altri, al rispetto dei diritti civili per la cui tutela, oggi, continuano a sacrificarsi molti attivisti.

D’altra parte, la decisione del Sultano ha seminato lo sconcerto anche tra alcuni dei più apprezzati intellettuali arabi, esponenti del mondo musulmano moderato, che la considerano anacronistica e in dissonanza con la costruzione di una società orientata ad una cultura della pace.

Per scongiurare il pericolo di una rivoluzione e garantire maggiore stabilità allo Stato, sarebbe stato opportuno, piuttosto, espellere i salafiti e spendersi per coltivare una cultura della libertà, aiutando quella parte di Africa che muore di fame o le donne che scappano dall'Eritrea, in fuga da quelle stessi leggi che oggi il Sultano ha deciso di promulgare.

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