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ISLAM/ La svolta fondamentalista del sultano del Brunei "minaccia" i moderati

Pubblicazione:martedì 29 ottobre 2013 - Ultimo aggiornamento:martedì 29 ottobre 2013, 8.41

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Il monarca del Brunei, Hassanal Bolkiah, uno degli uomini più ricchi del mondo, ha annunciato, in questi giorni, l’introduzione della sharia nel piccolo sultanato del Borneo, per preservare il conservatorismo integralista nel regno. Anziché scegliere un modello islamico moderato, come quello su cui si fonda il Marocco, dove è in atto un percorso di emancipazione più culturalmente autentico, Bolkiah guida il Paese verso un diritto penale severo e intollerante. L'adozione, infatti, del codice morale islamico, nella sua interpretazione più stretta, che prevede tra l'altro l'obbligo di indossare il burqa e la lapidazione per adulterio, colpisce principalmente le donne ed è in contrasto con la difesa dei loro diritti. 

Dopo la primavera araba, i Paesi limitrofi, come l'Indonesia e la Malaysia, che cavalcano l’onda di un forte proselitismo religioso di matrice islamico-radicale, e il cui integralismo si è sviluppato molto rapidamente negli ultimi dieci anni, hanno influenzato profondamente il pensiero dell'intera popolazione asiatica. Nonostante la distanza di questi territori dalla “culla dell’Islam”, infatti, la fede ha mantenuto i caratteri essenziali di un messaggio islamico fondamentalista, arginando l’ondata di modernità. In Malaysia, il 14 ottobre, la Corte di Appello di Kuala Lumpur, in violazione dei diritti della libertà religiosa, ha stabilito il divieto, per i non musulmani, di utilizzare la parola “Allah” per riferirsi a Dio. La sentenza, che rivendica l’uso esclusivo del termine per alcuni gruppi musulmani, non è stata commentata dai mass media. Solo il The National, il giornale di Abu Dhabi, ha chiarito che il nome di “Allah” non è appannaggio, nel mondo arabo, dei soli musulmani. Le letture cristiane, ebraiche, dimostrano infatti che il termine è stato impiegato molto tempo prima dell’arrivo dell’Islam; dal Cairo a Baghdad, passando per Beirut, sentiamo invocare Allah nelle preghiere di tutti i cristiani. D’altra parte, il Corano è molto esplicito su questa questione ricordando ai musulmani che Dio è uno solo.

Esiste un’infinita varietà di terroristi praticanti e assassini politici che rappresenta una minoranza nel mondo islamico; le loro azioni sono talmente efferate da riuscire a diffondere l’odio e la paura dei musulmani alimentando odio, con all’attivo un’interminabile lista di atroci violenze.

Gli Al-Shabaab, gli integralisti somali legati ad Al Qaeda, così come i pakistani, i ceceni, gli afghani, popoli non arabi, che nulla hanno a che vedere con la cultura arabo islamica, pretendono di agire in nome dell’Islam, avallando le richieste integraliste, e contrastando il processo di democratizzazione.

Anche le visioni più medievali della jihad, l’idea islamica di guerra santa, non giustificano il terrorismo.

La condanna al terrorismo, che utilizza impropriamente alcune parti dei versetti del Corano per giustificare i suoi scopi, rende le basi del pensiero degli estremisti islamici completamente infondate, tanto da depauperarli di qualsiasi autorità di poter emettere giudizi religiosi.


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