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PAKISTAN/ Cristiano sgozzato dal collega musulmano: l'accusa di blasfemia

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Lo scorso mese di settembre un pachistano di fede cristiano è rimasto ucciso durante una discussione con un collega di lavoro. Boota Masih, 58 anni di età, lavorava da più di trent'anni nel mercato dell'oro di Karachi. Secondo le prime testimonianze la discussione degenerata in un accoltellamento riguardava l'accusa di aver messo in atto la cosiddetta blasfemia, con cui gli islamici accusano spesso e volentieri i cristiani. Il giornalista pachistano Xavier Patras William ha ricostruito quanto accaduto nelle ultime settimane a proposito di questo episodio. Secondo William, che ha parlato con molte delle persone presenti al mercato durante l'omicidio, nessuno aveva mai sentito Masih dire qualcosa contro la fede islamica: l'accusa di blasfemia sarebbe stata usata, come succede spesso, per risolvere una rivalità di lavoro. La famiglia del cristiano ucciso ha presentato denuncia alla polizia che come quasi sempre in questi casi è stata riluttante ad agire contro Muhammad Asif, il musulmano accusato di aver ucciso il cristiano. I poliziotti si sono mossi solo dopo che lo scorso 24 ottobre alcuni uomini armati sono entrati nell'abitazione del defunto minacciando di uccidere la sua famiglia se non si fossero convertiti all'Islam. I poliziotti sono riusciti ad arrestare tre degli uomini che avevano fatto irruzione nella casa. Secondo quanto scrive William, altri casi analoghi a quello di Masih sono accaduti recentemente: lo scorso anno un uomo mentalmente instabile è stato bruciato vivo fuori della stazione di polizia nella città di Bahawalpur e nessuno è stato arrestato. Si ricorda poi il caso della bambina down accusata di aver bruciato pagine del Corano, tratta in salvo mentre gli islamici cercavano di bruciarla viva e poi assolta dal tribunale. C'è poi ovviamente lo sconcertante caso di Asia Bibi ormai in prigione da anni con l'accusa di blasfemia, ma i casi analoghi si contano in decine. Come dice William, nonostante gli esposti, le denunce, le prese di posizione anche di politici cristiani, nulla si fa in Pakistan per risolvere il caso dell'uso della blasfemia contro i cristiani, usata per impossessarsi dei loro averi e per perseguitarli e falri fuggire dal paese.



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