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DIARIO HAITI/ Fiammetta: l’Onu lo sapeva, bastava una "scintilla" per scatenare il colera

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Immagine d'archivio  Immagine d'archivio

In cosa il vostro supporto è diverso da quello delle grandi operazioni umanitarie internazionali? C’è una differenza importante: il rapporto di conoscenza e di stima con la comunità beneficiaria. Chi come AVSI (Associazione volontari per il servizio internazionale, nda) opera nel Paese da tempo, da prima del terremoto, chi opera in cooperazione allo sviluppo e non in emergenza, ha maggiori possibilità di instaurare un rapporto positivo con la comunità, di farsi conoscere. Noi abbiamo gli strumenti per conoscere davvero i nostri beneficiari, per farci conoscere, e questo facilita un rapporto positivo, di comprensione reciproca.

Come aiutate il popolo di Haiti ad affrontare queste sofferenze, che sembrano cosi paradossali? A volte abbiamo anche noi l'impressione che la serie di disgrazie sia destinata a ripetersi senza interruzione. Da che conosco Haiti, non c’è stata pace. Ma noi vogliamo e crediamo fortemente che non possa essere cosi. La miseria di cui questo Paese è vittima, non potrà durare per sempre. Noi crediamo e vediamo ogni giorno che qualche cosa si può fare, che qualche cosa si sta facendo. 

Ad averci gli strumenti
…Appunto, bisognerebbe avere i mezzi e la capacità per riprodurlo su larga scala, farlo diventare un movimento politico nel senso sano del termine, a beneficio della popolazione. Ma questo ancora nona avviene. E finché la vita degli haitiani sarà questa, il nostro primo impegno continuerà ad essere quello di essere al loro finché nella sofferenza.

Quante persone continua ad infettare e ad uccidere il colera? L'ultimo bollettino del ministero della salute riporta una media di 4.000 nuovi casi al mese e circa 35-40 morti al mese a livello nazionale.

A che punto siamo nella lotta alla malattia? A poco a poco, la virulenza dell'epidemia si attenua. La stagione delle piogge del 2013 ha accompagnato un nuovo picco di colera, ma è stato decisamente più ridotto di quello del 2012. La popolazione ha radicalmente cambiato abitudini, imparato un nuovo modo di creare condizioni igieniche anche nei contesti più impossibili. La malattia rallenta, con un po’ di impegno, nel corso del prossimo anno si potrà considerarla non più epidemica. Purtroppo l'opinione degli esperti è che con le problematiche del Paese, l'eradicazione della malattia sarà impossibile. Ad Haiti, si continuerà a morire di colera.

Qual è nel suo complesso la situazione di Haiti oggi? E' grave. Gli indicatori di sviluppo del Paese sono bassi, ai livelli dell'Africa Sub-sahariana, alcuni addirittura in decrescita. La popolazione vive per la maggior parte in una povertà inaccettabile. I più elementari diritti non sono garantiti. Noi continuiamo a vedere ogni giorno persone che muoiono di malattie curabili perché non possono permettersi le cure, vediamo generazioni che non hanno prospettive, vediamo un Paese che fatica a costruirsi un domani. Ci sono indicatori di positività e di speranza, ma oggettivamente, la situazione attuale della maggior parte della popolazione è ancora estremamente preoccupante.

(Fabio Franchini)



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