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SHUTDOWN/ Giannino: le "ombre lunghe" sulla crescita fasulla di Obama

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Dalla sua elezione nel 2008 a oggi, Obama ha aumentato il debito pubblico federale di oltre il 40%. Le regole americane sul debito sono però molto stringenti, al punto da porre diversi problemi rispetto all’enorme espansione degli interventi pubblici negli anni di crisi. Non prevedono infatti come l’Ue un limite basato sul rapporto deficit/Pil, bensì un tetto sullo stock di indebitamento. In molti negli Stati Uniti si chiedono se le regole Usa siano compatibili con un grande Paese, un’economia globalizzata e crisi così dure come quelle cui stiamo assistendo. A ciò si aggiunge il fatto che la spesa sociale del governo federale proietta delle ombre lunghe sulla sostenibilità di spesa e sul debito Usa.

 

A che cosa si riferisce quando parla di “ombre lunghe”?

Per rendere compatibili i ritmi di spesa voluti da Obama bisogna immaginare una crescita del Pil molto sostenuta, una produttività che continui a essere tenuta su livelli buoni soprattutto per l’immissione continua sul mercato del lavoro di migranti e lavoratori low skill. Se guardiamo l’andamento dell’indice della disoccupazione americana, un’osservazione superficiale rileva che sta scendendo tanto da avere toccato il 7%. Un’analisi più approfondita mostra però che siamo di fronte a un drastico abbassamento della partecipazione al mercato del lavoro. Tutto ciò pone un problema relativo al modello di crescita americana.

 

Quale?

Fino a questo momento sono state percorse due strade. Nell’immediatezza il debito pubblico è esploso, e a ciò si è affiancato fin da subito l’intervento della Fed. Gli interventi della Fed stanno però mostrando la corda, al punto che è in corso un grande dibattito per il rientro dal quantitative easing, cioè dagli acquisti sul mercato per 85 miliardi di dollari ogni mese attuati dalla Federal Reserve. Malgrado questa enorme iniezione di liquidità, è evidente che gli effetti sull’economia reale sono molto bassi, perché incidono solo sulla quota di coloro che sono interessati ai mercati azionari. In pratica l’unico effetto è quello di tenere alti i costi degli asset finanziari in Borsa, mentre la traduzione sull’economia reale produce effetti trascurabilissimi.

 

(Pietro Vernizzi)

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