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ANONYMOUS/ Quei "bambini soldato" nella sporca guerra tra hacker e governi

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No, anzi. Spesso sono le stesse organizzazioni ufficiali che cercano di avere tra le loro fila degli hacker o degli ex hacker. Del resto non c’è modo migliore per diventare un consulente di queste grandi organizzazioni della sicurezza che hackerare il loro sito. Il messaggio è un po’ quello di dire: “Io ci sono riuscito, se domani vuoi che nessuno ci riesca prendimi come consulente e ti dico come fare”.

 

Secondo lei, al di là di questi ideali “nobili”, le attività di sabotaggio degli hacker hanno anche una componente “violenta”?

Dipende dal punto di vista. Secondo i parametri dell’economia politica tradizionale, è effettivamente giusto che lo Stato e le organizzazioni abbiano un controllo materiale e di confine rispetto a una risorsa, che può essere un territorio o alcuni dati. Per Anonymous non devono appartenere a nessuno, in quanto deve venire meno qualsiasi barriera o filtro, o come vengono chiamati in termini esplicitamente informatici i “privilegi dell’amministratore”. Questi ultimi per gli hacker sono di per sé un furto, una pratica che va contro la razionalità dietro la gestione dell’informazione. Più persone hanno accesso all’informazione, più persone possono gestirla e manipolarla e migliore sarà il risultato in termini di conoscenza. Questa è l’utopia che sta alla base di Anonymous, che nasce in realtà per motivi assolutamente non politici ma addirittura di divertimento.

 

Chi c’è veramente dietro ad Anonymous?

Anonymous evidentemente è un’associazione internazionale che non ha confini, ma che agisce su territori e Stati che hanno confini. Questi ultimi hanno anche la responsabilità di gestire la sicurezza nazionale, che è ormai sempre di più collegata al fatto di avere o meno le informazioni, basti pensare alla polemica di questi giorni sul ruolo della National Security Agency americana nella gestione forse borderline delle informazioni dei governi europei alleati. L’informazione è un’arma e una risorsa, e un buon software vale di più di un buon caccia di ultima generazione. Anonymous partendo da principi di fatto non politici agisce politicamente, e in questo modo nella pratica può andare contro le leggi dello Stato. Quando però lo Stato definisce la possibilità di raccolta non autorizzata di informazioni segrete un atto di terrorismo, in questo senso Anonymous compie atti di terrorismo.

 

(Pietro Vernizzi)



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