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IRAN/ Fouad Allam: dietro gli assassinii politici c’è la lotta tra pasdaran e riformisti

Proteste in Iran (Infophoto) Proteste in Iran (Infophoto)

Sì. Ciò cui stiamo assistendo, e cui assisteremo sempre di più, è a una progressiva maggiore apertura dell’Iran. La globalizzazione fa sì che la competitività economica tra i Paesi emergenti sia sempre più forte.

 

Quali novità ci dobbiamo attendere in Medio Oriente?

Non dimentichiamo che dal 2014 i cambiamenti strategici in Afghanistan, con il passaggio del controllo del Paese in mano agli stessi militari afghani, avranno conseguenze per l’intera regione. A ciò si aggiunge il fatto che le potenze economiche emergenti, come la Turchia e la Cina, investono sempre di più nell’Africa Sub Sahariana e nel mondo arabo. La potenza economica mondiale sta lasciando l’Europa e si sta dirigendo verso il triangolo Asia-Pacifico-Africa. Una chiusura dell’Iran a questi cambiamenti in atto lo renderebbe sempre meno competitivo.

 

In questi giorni la Francia ha fatto saltare il tavolo dell’accordo con l’Iran sul nucleare. Come si spiega questa mossa?

La Francia sta cercando di riconquistare un’immagine internazionale rispetto a una perdita di legittimità e a un appannarsi del suo ruolo nel mondo arabo e iraniano. Parigi mira cioè a imporre il suo gioco sullo scacchiere mediorientale. Il paradosso è che il presidente Hollande, pur essendo socialista, in questo caso ha attuato delle politiche estere neocon, come le definiva qualcuno. Talora le relazioni internazionali sfuggono a ogni tipo di logica “aristotelica”.

 

(Pietro Vernizzi)

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