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CONGO/ Mentre il governo vince la "battaglia" del Ruanda, dove sono gli Usa?

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Il motivo principale è il “No” categorico da parte del governo di Kinsasha di fronte alla richiesta dei miliziani di essere integrati nei ranghi dell’esercito regolare congolese; per i ribelli questo significherebbe mantenere una certa autonomia di potere e non essere processati dalla Corte Penale Internazionale.

 

L’M23 è solo uno dei gruppi paramilitari esistenti, altre milizie minacciano la stabilità dell’area dei Grandi Laghi. Cosa cambierà in concreto con il raggiungimento di un accordo?

Se il gruppo ribelle più forte dovesse deporre le armi, darà un chiaro segnale alle altre milizie. Inoltre, per la prima volta i ribelli non sono stati reintegrati nell’esercito, uno degli obiettivi è far giudicare i criminali dalla Corte Penale Internazionale per crimini contro l’umanità. Per la prima volta il Congo vince una guerra contro un movimento ribelle ruandofono, dal punto di vista militare è stata vinta la partita.

 

E Dal punto di vista della stabilità politica?

 Tutto dipende da come il presidente Joseph Kabila Jr. preparerà le prossime elezioni politiche. Due fattori sono molto importanti: la posizione del governo, che in questo momento è subordinato all’esercito, e il perseguimento dell’obiettivo da parte della Brigata Internazionale Onu di debellare il secondo gruppo paramilitare più forte, ossia le FDLR.

 

(Mattia Baglioni)

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