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DIARIO FRANCIA/ Il manifesto dei 343 mascalzoni e il sogno di una società "pura"

Pubblicazione:sabato 2 novembre 2013

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Alla fine di novembre il Parlamento francese dovrebbe discutere una proposta di legge diretta a sanzionare il ricorso alla prostituzione, che prevede una multa di 1500 euro per chi va a prostitute, raddoppiata in caso di recidiva. Il giornale di opposizione Le Causeur , di Elisabeth Lévy, pubblica in questi giorni un “ Manifeste des 343 salauds “ (Manifesto dei 343 mascalzoni), firmato da 18 personaggi, tutti uomini, che richiedono, in nome della libertà, che non si criminalizzino i clienti delle prostitute. Tra i firmatari del testo, redatto dallo scrittore Frédéric Beigbeder, ci sono l’umorista Nicolas Bedos, il polemista Eric Zemmour e l’editorialista Ivan Rioufol.

Il manifesto ha suscitato accese reazioni, a partire dall’indignazione della portavoce del governo, Madame Najat Vallaud-Belkacem, ministro per i Diritti delle donne, che ha commentato: “ Le 343 sgualdrine ai loro tempi chiedevano il diritto di disporre dei loro corpi. I 343 mascalzoni reclamano il diritto di disporre del corpo altrui.

In effetti, lo scandalo dei “benpensanti”, del mondo del politicamente corretto, sembra derivare più che dal contenuto del manifesto dai riferimenti che contiene. Il titolo, infatti, rimanda al famoso “Manifeste des 343 salopes” (Manifesto delle 343 sgualdrine) firmato nel 1971 da altrettante personalità del femminismo, da Simone de Beauvoir a Catherine Deneuve, passando per Marguerite Duras e Jeanne Moreau, in favore dell’aborto, allora ancora proibito, e in cui dichiaravano di aver personalmente abortito. Tre anni dopo, veniva autorizzata in Francia l’interruzione volontaria della gravidanza.

Evidentemente, la signora ministro non capisce che anche con l’aborto si proclama il diritto di disporre del corpo, e della vita, di un altro, il proprio figlio.

Anche il simbolo grafico del manifesto rimanda a un precedente: la mano aperta con la scritta “Touche pas à ma pute” (Non toccare la mia prostituta) ricorda slogan e logo di un manifesto degli anni ’80 dell’associazione SOS Racisme, che diceva: “Touche pas à mon pote” (Non toccare il mio amico)

Sia pure con un tono umoristico e provocatore, i 343 firmatari paiono volersi porre sulla linea delle grandi battaglie ideologiche degli ultimi decenni e che sono oggi venerate come simboli intoccabili e incontestabili. Son anche riusciti ad attirare sul loro testo, in realtà poco appassionante, una sproporzionata attenzione, che ha spinto Nicolas Bedos a ritirare la propria firma.


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