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FINANZA/ Schmid (Die Welt): la Merkel ha un "trucco" per far approvare gli Eurobond

Pubblicazione:venerdì 22 novembre 2013

Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto) Enrico Letta e Angela Merkel (Infophoto)

Il Cancelliere ha sempre adottato una linea politica molto cauta. A lungo ha sviluppato una politica nei confronti dell’euro che l’ha portata a trovarsi completamente isolata nell’Ue. La Germania è il Paese più forte, dal punto di vista economico e politico, ma si ritrova a essere da sola e come se non bastasse anche il governatore della Bce, Mario Draghi, si trova in disaccordo con Berlino.

 

Lei conosce bene il comportamento politico della Merkel. Qual è la logica che guida le sue scelte?

Il Cancelliere è abituato a esprimere delle posizioni molto chiare, ma se non è capace di sviluppare una politica sulla loro linea cambia idea. Non la definirei opportunista, quanto piuttosto realista. Se si rende conto di non essere in grado di riuscire a ottenere ciò cui punta, cambia subito obiettivo. La Merkel ha per esempio sostenuto l’utilizzo dell’energia nucleare in Germania, ma due giorni dopo il disastro di Fukushima è diventata improvvisamente contraria. Io sono certo del fatto che la Merkel continua a pensare che l’energia nucleare sia una cosa buona, ma ha preso atto del fatto che la maggioranza dei tedeschi non è dalla sua parte.

 

Quali poteri forti in Germania impediscono alla Merkel di ammettere apertamente che ha cambiato idea sugli Eurobond?

Si tratta di alcune banche e soprattutto della Bundesbank e del suo presidente Jens Weidmann. È quest’ultimo ad avere l’opinione più forte contro gli Eurobond, ma in Germania si trova ad avere una posizione assolutamente minoritaria.

 

Intende dire davvero che la maggioranza dei tedeschi sono favorevoli agli Eurobond?

Su questo sono stati fatti diversi sondaggi, e a emergere da ciascuno di essi è che la maggioranza pur non schiacciante dei tedeschi è convinta del fatto che gli Eurobond sono una misura ragionevole, e che quindi sia giusto che l’Europa li adotti.

 

(Pietro Vernizzi)



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