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Esteri

NUCLEARE IRAN/ Herzog: una minaccia che l'Occidente non vuole affrontare

Il nucleare iraniano desta preoccupazioniIl nucleare iraniano desta preoccupazioni

Ritengo che si debba negoziare la possibilità da parte dell’Iran di continuare un programma di utilizzo del nucleare a fini civili, ma senza l’arricchimento dell’uranio. Quest’ultimo processo dovrebbe essere realizzato al di fuori dei confini nazionali. La chiave è nel consentire all’Iran soltanto una possibilità strettamente simbolica di arricchimento dell’uranio, in piccole quantità e con concentrazioni limitate. Come condizione si deve porre quella di fermare qualsiasi altro processo, con ispezioni capillari. La maggior parte degli stock di uranio già arricchito dovranno inoltre essere trasportati al di fuori dell’Iran.

 

Lei quindi non vieterebbe del tutto l’arricchimento dell’uranio?

La soluzione ottimale sarebbe quella di impedire all’Iran qualsiasi forma di arricchimento dell’uranio. Più realisticamente, si può consentirgli un’attività di questo tipo solo a livelli simbolici, in cambio di ispezioni molto inclusive. Mentre Rohani tratta, Khamenei attacca Israele.

 

E’ un braccio di ferro interno all’Iran o un gioco delle parti?

Ritengo che non vi sia nessun braccio di ferro interno all’Iran. Khamenei ha definito Israele un “cane rabbioso” e altre cose simili, che riflettono l’ideologia del regime. Rispetto a quest’ultima Rohani non si differenzia affatto, ma sta cercando soltanto di adottare una tecnica più astuta per ottenere di alleviare le sanzioni. Alla base del pensiero del nuovo residente non ci sono però delle linee ideologiche differenti da quelle di Khamenei. Anche perché in definitiva chi tira le fila del potere in Iran è il Grande Ayatollah e non il presidente. Sono quindi le parole di Khamenei quelle che contano.

 

(Pietro Vernizzi)

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