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Esteri

BLASFEMIA/ Ecco come vengono perseguitati i cristiani in Pakistan

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Ho avuto modo di intervistare, per conto de Ilsussidiario.net, la famiglia di Adnan Masih, che ha confermato le minacce ricevute e il timore per la vita di Adnan. Irfan ha ribadito l’innocenza del fratello che, apportando quelle che riteneva giuste correzioni a false interpretazioni, non pensava di violare alcuna legge.

 

Ecco quanto mi ha detto la madre: “E’ stato uno choc grandissimo, in un attimo è cambiato tutto per noi, hanno minacciato di uccidere tutta la famiglia. Penso che Adnan abbia sbagliato a prendere il libro dal cassetto e fare le correzioni. Siamo dovuti scappare dalla nostra abitazione e nasconderci presso parenti. Eravamo ricercati sia dalla polizia che dagli estremisti islamici. Poi qualcuno ci ha parlato dell’organizzazione Life for All- Pakistan (organizzazione pakistana per i diritti umani, NdR) e li abbiamo contattati. Una loro squadra è venuta e ci ha aiutato a nasconderci.

 

I familiari del pastore hanno descritto le preoccupazioni di questo mese, i loro dubbi se chiedere o meno la protezione della polizia, dato che in passato sono state uccise persone in custodia della polizia. Gli avvocati della ONG hanno fatto ricorso al tribunale per ben tre volte, chiedendo che Adnan potesse restare libero sotto cauzione. Le pressioni sono state comunque tali che alla fine il pastore ha deciso di consegnarsi alla polizia, malgrado i dubbi manifestati da Life for All- Pakistan, che continua a sostenere Masih nella sua vicenda giudiziaria. 

 

Nonostante le misure di sicurezza della polizia siano state aumentate, la famiglia si sente ancora minacciata ed è costretta a frequenti spostamenti. La loro speranza è che Adnan venga riconosciuto innocente e continuano a pregare per questo. 

 

Netto il loro parere sulla legge contro la blasfemia: ”Sono leggi che vengono usate contro le minoranze religiose e le loro vittime sono i deboli e gli oppressi. Queste leggi ci stanno facendo soffrire molto e hanno distrutto la felicità della nostra famiglia.”

 

Non solo i soli a pensarla così in Pakistan, ma non molti lo dicono apertamente. Il cattolico Bhatti e il musulmano Taseer lo hanno fatto, e sono stati uccisi. 

 

 

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