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BALCANI/ Nuhefendic: in Bosnia lo spettro di una nuova guerra civile

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Militari italiani a Sarajevo (Infophoto)  Militari italiani a Sarajevo (Infophoto)

No, anche perché il paragone con il Libano non regge. E' vero che lì ci sono molte confessioni diverse, ma nessuna di esse vuole la divisone del paese, tutte vogliono un Libano unito. In Bosnia invece pur senza violenza si continua ancora oggi a seguire la stessa politica che aveva portato alla guerra, e cioè il separatismo. I politici serbi non hanno mai abbandonato questo scopo, anzi il presidente serbo ogni giorno dice che sta lavorando per staccare i serbi dalla Bosnia, definito un paese artificiale e inesistente, e aggregarli alla Serbia. La stessa cosa la stanno facendo i croati. Questo è il male peggiore, le forze che stanno divorando la Bosnia dall'interno.

 

Ci sono già dei risultati del censimento?

No, ci vorranno mesi prima che si sappiano. Secondo qualche indiscrezione i musulmani sarebbero il 54% della popolazione, ma è tutto da verificare. 

 

Dunque chi sta dicendo che la Bosnia potrebbe entrare nell'Unione europea, che cosa va dicendo?

E' impossibile, ci vorranno dieci, forse anche vent'anni prima che possa succedere una cosa del genere. La Bosnia non è neanche un paese sovrano ma è guidata da rappresentanti della comunità internazionale. E le regole della comunità internazionale non le rispetta nessuno visto il grado di corruzione dei politici bosniaci. 

 

Che cos'è oggi la Bosnia?

Un paese che la comunità internazionale ha dimenticato, anche sotto la spinta di grandi problemi come la guerra in Siria, la crisi economica mondiale, il problema dell'immigrazione. Noi siamo l'ultimo dei problemi. L'ironia di tutto questo è che spesso la Bosnia viene anche bacchettata dalla comunità internazionale, ma si dovrebbero ricordare del pessimo accordo di Dayton che ha dato vita a una costituzione artificiale che ha sanzionato la conquista delle terre altrui e la divisone etnica, culturale e religiosa. Ultimamente è pure scoppiato il caso di alcuni progetti sostenuti economicamente dall'Unione europea per costruire in Bosnia industrie sporche, inquinanti e distruttive, grazie ad accordi con politici corrotti. 



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