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ELEZIONI ARGENTINA/ A cosa porterà la nuova sfida del peronismo?

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Cristina Kirchner  Cristina Kirchner

Sebbene non esistano fatti concreti che facciano pensare ad un suo ritiro dalla scena politica, la sensazione che il paese abbia funzionato meglio in sua assenza ha certamente contribuito al risultato elettorale qui commentato . A ciò bisogna sommare le lotte intestine e lo scontro aperto tra vari dirigenti “K” come conseguenza della sconfitta, diatribe intimamente legate al problema della successione a causa dell'impedimento costituzionale ad una terza elezione di Cristina. Risulta però difficile spiegare a chi è lontano dalla vita politica argentina come la forza principale di opposizione al Governo sia il peronismo. La spiegazione di ciò è insita nel suo essere un fenomeno politico curioso, più ricollegabile ad un Movimento che ad un Partito, cosa che ha prodotto nell'arco degli anni dei ciclici cambiamenti di linea politica molto distanti tra loro che hanno dato luogo dapprima alla “terza posizione giustizialista” di Peron,per poi passare al neoliberalismo di Menem e finire allo pseudoprogressismo di sinistra dell'era Kirchner.

Il comun denominatore di questi stravolgimenti è una concezione egemonica del potere sommata a un messianismo politico la cui somma dà come risultante una cieca obbedienza al personaggio che incarna il potere, un servilismo che sostituisce la libertà della persona, che tanto danno ha provocato alla società argentina che giusto domenica scorsa ha celebrato i trent'anni dalla fine della dittatura militare (1976-1983 ) che ha lasciato a saldo migliaia di desaparecidos, la distruzione dell'economia nazionale e la vergognosa sconfitta nella guerra delle Malvinas oparata dal Regno Unito.

Il successo più importante ascrivibile al peronismo nella storia argentina è stato nell'incorporare la classe lavoratrice nella vita del Paese, fattore sempre mancante fino a quel momento, riconoscendole diritti sociali, culturali e politici le cui conquiste sono ancora visibili nell'Argentina attuale ed hanno contribuito alla nascita della più forte classe media del continente latinoamericano, per la quale il progresso a livello sociale ha come base sia lo studio che il lavoro, è una concezione che solo recentemente è stata seriamente minacciata dallo sfacciato clientalismo e la cultura del sussidio intrapresa senza limiti dal potere “K” per soli fini elettorali mai smentiti né nascosti. Saprà questa volta il peronismo allontanarsi da questi schemi, dando vita ad una sua versione più repubblicana e partecipativa? Saranno i vari Massa, Scioli e/o chi sarà candidato presidenziale cosciente di ciò?

La risposta non sta solo nei dirigenti ma sopratutto in tutti i cittadini e la sua chiave risiede nella partecipazione. Non occorre l'eroismo di un Wang Wellin in Piazza Tienanmen il 5 giugno dell'89 o di un Mohamed Bouazizi a Ben Arous il 17 Dicembre del 2010 : lo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa, Premio Nobel della letteratura, pochi giorni fa ha dichiarato che “il mondo è pieno di eroi che ignorano di esserlo“. Si tratta del protagonismo discreto però efficace di ogni persona, di ogni famiglia, di ogni comunità, alla costruzione della società civile. La politica è un fattore essenziale però non unico in questo processo. Ai dirigenti politici che pensano che il tutto si incarni nello Stato e pretendono arrivare al Governo per appropriarsi dello Stato stesso si deve imporre un cambio di mentalità. Saranno in grado di recepirlo? Capiranno la concezione del potere come servizio proclamata da Papa Francesco? Il popolo argentino, che domenica scorsa ha votato, ha da questo momento la parola.



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