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ELEZIONI ARGENTINA/ A cosa porterà la nuova sfida del peronismo?

Svolta in Argentina, dove la coalizione al governo, il Frente para la Victoria (FPV) guidata dalla presidente Cristina Kirchner, ha subìto una dura sconfitta. Il commento di HORACIO MOREL

Cristina Kirchner Cristina Kirchner

I risultati delle elezioni svoltesi domenica scorsa hanno vieppiù approfondito la sconfitta elettorale del partito governativo che già si preannunciava dall'esito delle primarie tenutesi in agosto. Il margine di 12 punti percentuali di vantaggio accumulati dal candidato oppositore peronista Sergio Massa nei confronti del fronte kirchnerista nei risultati della Provincia di Buenos Aires (il principale distretto elettorale del Paese) segnano il principio della fine dell'”era K”. Bisogna però considerare tre fattori che,al momento, affievoliscono gli effetti del risultato elettorale.

In primo luogo la sconfitta del partito al Governo non significa un cambio radicale della sua rappresentanza nel Congresso Argentino in ambedue le Camere. Poi c'è da aggiungere che già nel 2009 il kirchnerismo soffrì un'amara sconfitta elettorale in una sessione uguale all'attuale, però le divisioni e la mancanza di abilità politica dell'opposizione non seppero capitalizzare quel trionfo, tanto che due anni dopo Cristina Fernandez de Kirchenr si impose nelle più importanti elezioni presidenziali con una percentuale del 54% di votanti mentre il suo oppositore dell'epoca, il peronista Francisco de Narvaez, trionfatore del 2009, ha ottenuto la scorsa domenica solo il 5% dei voti.

Poi c'è da considerare che benché sconfitto duramente nelle principali province del paese, il peronismo modello “K” continua ad essere il partito più votato dagli argentini. Senza dubbio i musi lunghi e le reciproche accuse che i più importanti rappresentanti della frangia peronista al potere si sono scambiati nella serata di domenica, prima di festeggiare in maniera forzata la maggioranza relativa ottenuta ad uso e consumo delle telecamere, rendono perfettamente l'idea di un durissimo colpo inflitto all'attuale fronte politico che ormai solo un imprevisto più da fiction che reale potrà permettergli la permanenza al potere dopo le elezioni presidenziali che si terranno nel 2015.

I distretti elettorali che generalmente forniscono il maggior numero di voti (le province di Buenos Aires, Cordoba, Mendoza, Santa Fe e la città di Buenos Aires) si sono schierati contro il kirchnerismo, che ha subito una dura sconfitta pure in quelli che formano la cintura periferica di Buenos Aires, dove il Fronte Rinnovatore di Sergio Massa si è imposto largamente in ventiquattro sezioni, mentre nelle restanti il kirchnerismo ha vinto di strettissima misura. Il passaggio di dirigenti peronista prima fedeli all'ala governativa e ora passatti nelle file di Massa è in pieno sviluppo e minaccia di ingigantirsi rapidamente.

Questa sorta di transumanza è una caratteristica insita nel DNA peronista, ma è anche importante rimarcare come la maggioranza dei transfughi attuali non ha mai sopportato lo stile cristinista di gestione del potere, più simile ad un fondamentalismo di sinistra rispetto ad una tradizione peronista riformista ma aperta al dialogo e alle componenti di dissenso, cosa che non ha mai trovato spazio nella “cultura K”, che vede in ogni oppositore un nemico da eliminare, proclamando falsamente ai quattro venti poi di proseguire il cammino in nome di tutti. Quello che occorre attualmente all'Argentina è una politica di incontro, di concordia, di politiche statali a lungo termine che le permettano di potersi reinserire rapidamente nel mondo, senza per questo rinunciare ai propri interessi o perdere la sua identità.

Attualmente nella corsa per le Presidenziali del 2015 si collocano sicuramente in prima fila il già citato Sergio Massa e Maurizio Macri, ambedue trionfanti con le loro entità politiche nei rispettivi distretti ( Provincia e Città di Buenos Aires ) anche se sembra che il primo disponga di maggiori chances di estendere la sua proposta a livello nazionale, sebbene possa avere interferenze con i resti del peronismo kirchnerista e con chi appoggerà la candidatura del Governatore Daniel Scioli, che dopo aver dichiarato a più riprese di voler abbandonare la frangia al potere non si è mai deciso ad attuare la cosa.

Macri non è peronista, o per lo meno non è neppure un antiperonista, ben cosciente che il suo partito (il PRO) ha estremo bisogno di un aiuto che solo il peronismo gli può fornire se vuole arrivare lontano come sarebbe nei suoi programmi. Anche se, dopo il contundente risultato elettorale di domenica scorsa, nel proclamare la sua candidatura alle presidenziali del 2015, per differenziarsi da Massa abbia proclamato come la sua squadra sarà formata da fecce nuove e non includerà nessun funzionario che abbia occupato incarichi istituzionali negli ultimi vent'anni. La griglia di partenza si completa, oltre che dalla presenza di Scioli, con le candidature del socialista Hermes Binner e del radicale julio Cobos, anbedue trionfanti nelle loro rispettive province di Santa Fe e Mandoza. La vera incognita risiede nella formulazione di una candidatura da parte del partito kirchnerista : la Presidente Cristina Kirchner è convalescente da un mese per un intervento al cranio ( sul quale rimane un mistero diagnostico ) ed è lontana ( almeno così dicono ) dalla scena politica degli ultimi venti giorni e i suoi strali a causa di una precisa prescrizione medica.