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REPORTER UCCISI/ Quirico: in Mali sfuggii ad Al Qaeda travestito da tuareg

Pubblicazione:lunedì 4 novembre 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 4 novembre 2013, 11.51

La guerra in Mali La guerra in Mali

Un anziano cooperante francese, il 78enne Michel Germaneau, aveva una piccola Ong che aiutava i tuareg. Nel luglio 2010 è stato catturato dal gruppo di Al Qaeda capeggiato da Abou Zeid. L’esercito francese ha tentato il blitz, ma quest’ultimo è fallito e lo stesso Abou Zeid ha sgozzato Germaneau. Si tratta quindi di una delle zone al mondo più pericolose insieme alla Somalia, alla Siria, all’Afghanistan e allo Yemen.

 

Fino a che punto i media occidentali sono ancora in grado di seguire le guerre che insanguinano questi Stati?

Spesso c’è un’impossibilità pratica di andare in certi luoghi. Ci sono zone del mondo in cui oggi tentare di andare per scrivere un reportage è un vero e proprio suicidio, perché si viene immediatamente sequestrati. E’ questo l’obiettivo principale di bande che si fronteggiano e che non sono mosse da un’ideologia quale era il comunismo, bensì dal fanatismo religioso che è qualcosa di ben diverso. Per un giornalista occidentale, raggiungere determinate parti del mondo ormai è possibile soltanto a condizione di andarci con una divisione corazzata.

 

Quali sono le conseguenze di questo fatto per la nostra informazione?

Ci sono guerre che scompaiono dal racconto quotidiano dei media, e le fonti di informazione restano semplicemente quelle che provengono dall’interno di quei Paesi o da mezzi di comunicazione che non appartengono più all’Occidente come Al-Jazeera e Al-Arabiya. Tutte le informazioni che riguardano questi Paesi sono quindi già filtrate attraverso questi due canali. Sappiamo bene, in particolare per quanto riguarda la guerra libica, a che tipo di disinformazione abbiano portato Al-Jazeera e Al-Arabiya. Non sono infatti dei testimoni, ma degli attori e talora dei protagonisti di queste vicende rispetto a cui hanno degli interessi politici i quali determinano quali notizie vengano o meno diffuse.

 

Eppure lei si è recato in Mali, in Siria e in Libia. E’ davvero possibile rompere il muro d’indifferenza nei confronti di queste guerre?

Il problema è che spesso queste storie sono tenute ai margini e considerate secondarie. La stessa vicenda siriana ne è un po’ lo specchio, e anche quanto è accaduto nel Mali è finito sui giornali sono nel momento in cui i francesi sono intervenuti. Altrimenti, che metà del territorio del Mali fosse nelle mani di Al-Qaeda non interessava praticamente a nessuno.

 

(Pietro Vernizzi)



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