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TUNISIA/ Karoui (ex premier): gli islamisti hanno in mente un Paese che non esiste più

Hamed Karoui (al centro) con due collaboratori Hamed Karoui (al centro) con due collaboratori

Lo scenario politico in Tunisia può essere sintetizzato in tre grandi famiglie politiche: gli islamisti, le sinistre e i “desturiani”. Il problema è che gli islamisti e le sinistre hanno una grande “casa” che li accoglie, mentre ciò manca ai desturiani, che si possono quasi definire come “senza fisso domicilio”. Anche il partito di El Beji Kaîd Essebsi, come quello di Kamel Morjen, non sono riusciti a metterli insieme i desturiani, che pure ne costituiscono una parte significativa.

 

Quale ruolo dovrebbe avere l’Islam nella nuova Costituzione tunisina?

Su questo punto si manifestano le divergenze con il partito islamico, che però non ha mai avuto problemi con la sua religione o identità. È necessario che la nuova Tunisia sia costruita sugli assi essenziali della democrazia e del rispetto dei diritti umani di tutti.

 

La Primavera Araba iniziata in Tunisia e propagatasi in tutto il Medio Oriente ha provocato ovunque migliaia di morti. A distanza di tre anni si può dire che sia stata un fallimento?

E’ rimasta solo la Tunisia a difendere la Primavera araba, lottando contro il terrorismo e facendo partecipare tutti i partiti, in modo responsabile, alla costruzione del nuovo Stato. A mio parere, il fallimento delle Primavere arabe è dovuto alla partecipazione ad esse di terroristi e fondamentalisti. Lei è stato primo ministro sotto la presidenza di Ben Ali.

 

Per quale motivo ritiene di poter rappresentare la nuova Tunisia democratica?

I riconoscimenti ai desturiani da parte della nazione sono molteplici: hanno resistito alla colonizzazione francese, hanno portato la Tunisia all’indipendenza nel 1956 e, poi, hanno costruito il Paese fino ai nostri giorni. Se il sistema statale e la sua amministrazione funzionano tuttora è merito loro. Sono legittimati dalla storia, perché prima del 1956 non vi era nessun Paese nel vero senso della parola e, fino al 14 gennaio 2011 (giorno della caduta di Ben Alì, Ndr), la Tunisia era un Paese moderno in crescita. Fino al 14 gennaio, sia pure con lacune di cui eravamo ben coscienti, nel nostro Paese vi era libertà di espressione e pluralismo politico. Penso che noi dobbiamo partecipare alla ricostruzione su nuove direttive del nostro Paese, apportando tutte le nostre competenze e la nostra legittimazione storica.

 

(Pietro Vernizzi)

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