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Esteri

TUNISIA/ Karoui (ex premier): gli islamisti hanno in mente un Paese che non esiste più

Per HAMED KAROUI, prima del 14 gennaio (2011, giorno della caduta di Ben Alì, Ndr) sia pure con lacune di cui sono cosciente, nel nostro Paese vi erano libertà di espressione e pluralismo

Hamed Karoui (al centro) con due collaboratoriHamed Karoui (al centro) con due collaboratori

Tunisia ancora senza pace a quasi tre anni dall’inizio delle rivolte che hanno portato alla caduta del dittatore Zine al-Abidine Ben Alì. Nell’ultimo anno 12 soldati, otto membri della guardia nazionale e un agente di polizia sono morti durante le operazioni contro i gruppi islamici. Al punto che i sindacati delle forze dell’ordine hanno assunto un ruolo centrale nella vita politica del Paese reclamando le dimissioni del presidente Moncef Marzouki e dei funzionari dei ministeri per la loro incapacità a contrastare adeguatamente il terrorismo. A ciò si aggiunge l’instabilità del governo, con il premier Ali Laarayedh che ha annunciato le dimissioni per la metà di novembre. In attesa delle elezioni dell’inizio dell’anno prossimo, subentrerà un gabinetto composto da ministri tecnici.

Ilsussidiario.net ha intervistato Hamed Karoui, ex primo ministro tunisino dal 1989 al 1999, dopo essere stato ministro della Giustizia dal 1988 al 1989. Karoui ha deciso di ridare vita al partito desturiano sul modello di quello creato dall’ex presidente Habib Bourguiba nel 1934, e rivendica: “Prima del 14 gennaio (2011, giorno della caduta di Ben Alì, Ndr) sia pure con lacune di cui eravamo ben coscienti, nel nostro Paese vi erano libertà di espressione e pluralismo politico”.

In che modo la via del dialogo può essere perseguita per risolvere i problemi della Tunisia?

Come prima cosa, vorrei sottolineare che cercare sempre una via al dialogo è necessario per il bene della Tunisia e di tutti. Nessuno può ottenere risultati da solo, senza creare un ambiente di fiducia che permetta di raggiungere un accordo generale tra le varie parti. Penso, quindi, che l’Unione dei sindacati tunisina sia uno degli organismi più importanti a questo fine, che può assicurare un terreno di dialogo per consentire di uscire insieme dalla crisi. Tuttavia, questo non è per me sufficiente, dato che sia Ennahda che Nida De Tunisie continuano a non porre gli interessi della Tunisia al primo posto.

Il governo di Ennahda non è riuscito a dare le risposte che i tunisini si attendevano. E’ stato per una mancanza di esperienza politica o perché l’Islam politico è in quanto tale inadeguato?

Occorre innanzitutto tener conto della mancanza di esperienza e anche di mentalità nell’esercitare il potere. In aggiunta, Ennahda non si è adattata ai livelli e ai ritmi della vita dei tunisini, indirizzata alla modernità. Si può dire che la mentalità dei tunisini è più avanzata rispetto a quella della maggioranza dei leader del partito islamico. Inoltre, i conflitti di interesse tra i vari esponenti islamici ostacolano la realizzazione di un piano moderno che possa rispondere alle aspirazioni dei tunisini.

Alla fine le differenze tra Ennahda e i partiti laici saranno troppo forti per consentire di trovare un terreno comune?

Un accordo è possibile se e solo se ogni partito mette l’interesse generale prima del proprio interesse particolare, evitando ogni politica di esclusione.

Con quali obiettivi ha deciso di fondare un nuovo partito desturiano sul modello di quello creato da Habib Bourguiba nel 1934?