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SPILLO/ Albacete: il Mandela degli Stati Uniti è ancora in prigione

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La durata e le condizioni di detenzione di Oscar nelle prigioni americane fanno sì che i nazionalisti portoricani considerino le relazioni degli Stati Uniti con la loro isola come una storia, peraltro largamente sottaciuta, di violazione dei diritti umani di prigionieri politici.

Anche Nelson Mandela è stato un prigioniero politico, per qualche anno in meno rispetto a Oscar, lottando contro il colonialismo e la discriminazione razziale, che è presente anche negli Usa verso i portoricani e altre comunità ispaniche. Non sorprende, perciò, che i nazionalisti portoricani vedano una certa affinità tra le due lotte per l’indipendenza.

Quando, poco dopo il suo rilascio dal carcere, Mandela venne per la prima volta negli Stati Uniti, i leader nazionalisti portoricani cercano di entrare in contatto con lui per chiedere il suo aiuto alla loro battaglia, ma la cosa fu impedita dalle pressioni del governo (che pure aveva appoggiato l’eliminazione dell’apartheid!) e del primo sindaco afroamericano di New York, David Dinkins. Alla fine, riuscirono a far pervenire una lettera a Mandela, che rispose manifestando il suo completo sostegno all’indipendenza di Porto Rico.

Della delegazione ai funerali di Mandela fanno parte anche dei nazionalisti portoricani, ma la questione delle relazioni fra Porto Rico e Stati Uniti non è stata ancora risolta.

Il recente libro sul pensiero politico e l’attività artistica di Oscar descrive anche il suo percorso dalla violenza alla non violenza, dalla violenza al potere della tolleranza, che ricorda la stessa strada percorsa da Nelson Mandela.

Speriamo che questa considerazione finisca per prevalere e che il primo Presidente afroamericano la pensi in modo diverso dal sindaco Dinkins e faccia uscire Oscar dalla prigione.



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