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EGITTO/ L'islamologo: una Costituzione con troppe zone d’ombra

Il presidente egiziano Adly Mansour Il presidente egiziano Adly Mansour

La riforma delle istituzioni dello Stato contenuta nella nuova bozza rappresenta un passo in avanti non soltanto rispetto alla Costituzione dei Fratelli musulmani, ma anche rispetto a quella del tempo di Mubarak. Il nuovo testo mira a fondare uno Stato democratico, ma ciò deve essere posto in relazione e in parallelismo alle prese di posizione delle forze islamiste, nonché al sistema politico del vecchio regime. In pratica si cerca di conciliare le esigenze di un governo autorevole e quelle di una rappresentanza democratica.

 

La parte della Costituzione relativa ai poteri del presidente è realmente innovativa?

Pur in forme più moderate, l’ordinamento dello Stato rimane di tipo presidenziale. Ciò significa che i rischi di una potenziale deviazione autoritaria su base costituzionale sono ancora presenti. Il cammino verso una legittimità popolare del riferimento costituzionale sarà lungo e complicato, e il risultato di questa bozza è in larga parte in chiaroscuro.

 

Che cosa ne pensa invece del ruolo che l’Esercito si trova ad avere nel nuovo assetto istituzionale?

I militari intendono mantenere la loro posizione di privilegio all’interno delle istituzioni egiziane. Il fatto che il ministro della Difesa debba provenire dall’Esercito e che le Forze Armate possano tenere secretati i loro conti fa sì che l’istituzione militare sia in qualche modo sottratta a un controllo politico o comunque possa garantirsi degli spazi di indipendenza rispetto al governo civile centrale. Ciò non fa altro che confermare il ruolo cruciale dei militari all’interno della società egiziana. Era così prima della cosiddetta “rivoluzione” che ha abbattuto Mubarak e questi provvedimenti sottolineano il fatto che sarà così anche dopo.

 

Completata la transizione, i leader delle Forze Armate faranno un passo indietro?

I militari hanno effettuato un colpo di Stato a loro favore abbattendo ed esautorando Morsi ed è chiaro che vogliono consolidare questa posizione di preminenza. Apparentemente ciò accade in un quadro di legalità stabilito all’interno della Costituzione, ma questi provvedimenti sembrano comunque andare nella direzione di favorire l’Esercito e quindi di confermare il suo ruolo di interferenza nei confronti della politica e del governo.

 

(Pietro Vernizzi)

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