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ABORTI SELETTIVI/Nei Balcani e nel Caucaso meridionale si uccidono le bambine?

Pubblicazione:sabato 14 dicembre 2013

(Infophoto) (Infophoto)

Il triste fenomeno degli aborti selettivi, ovvero l’eliminazione mirata delle “inutili” figlie femmine prima ancora che nascano (al fine di dare alla luce solo figli maschi), non è un problema solamente cinese e indiano (dove è ancora troppo diffuso), bensì riguardante anche Paesi dei Balcani e del Caucaso. A confermare il preoccupante trend è una ricerca dell’Ined, l’Istituto nazionale francese di studi demografici, firmata da Christophe Z. Guilmoto e da Geraldine Duthe. L’analisi si basa sul caposaldo che etichetta come sospetta ogni deviazione significativa della “sex ratio”, ovvero il rapporto tra nati maschi e femmine, normalmente 105-100. Ecco, nei Paesi sopracitati, sorgere una discrepanza quanto mai sospetta: qui la “ratio” è distorta da una cultura di discriminazione sessuale prenatale. In Azerbaigian – secondo Paese mondiale dopo la Cina che ha la “sex ratio” più alta con 117.8 – ogni 100 femmine nascono 116,8 maschi. In Armenia il rapporto scende a 114,8 e in Georgia a 111,8. Poco sotto troviamo l'Albania con 111,7, la Macedonia (110,9), il Montenegro (109,8) e il Kosovo (109,7). In Vietnam è 111.2 e in India 110.5. Si registra dunque una sensibile “mascolinizzazione'” delle nascite dovuta alla radicata preferenza, in certe zone dell’Europa, verso i figli maschi in certe aree dell'Europa dell’est e caucasica. Insomma, una discriminazione inumana; la piaga degli aborti selettivi non è certo recente: da decenni si cerca di combattere questa retrograda mentalità che però trova terreno fertile nelle suddette regioni europee



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