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DIARIO DAGLI USA/ Natale, tra la nascita di Gesù e semplici vacanze

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Anche se invecchiando sono diventato molto più paziente – “addomesticato”, come direbbe la volpe del Piccolo Principe – devo ammettere che questa storia mi sta veramente infastidendo. È che non ne posso (quasi) pià di sentire e leggere in ogni angolo “Happy Holidays”. La storia è cominciata qualche anno fa, ma per un po’ il buon senso delle persone dotate di un minimo di intelligenza ha fatto da contraltare in maniera egregia – persino ilare, direi – alla nuova tendenza. Memorabile su tutti un episodio del laicissimo e liberalissimo “Saturday Night Live” in cui si inscenavano caroling natalizi ripuliti di qualsiasi riferimento religioso. Provateci. Da morir dal ridere!

Holiday, etimologicamente: “day”, giorno, “Holy”, santo. Non so se mi spiego. Insomma cos’è che stiamo qui a festeggiare? Si va per negozi,  si incontrano i vicini di casa …oh, guai che uno ti dica “Merry Christmas”! E’ tutto un gran “Happy Holiday”, dalla televisione, ai giornali, i sacchetti della spesa, i cappelli di babbo natale, la radio… Sintonizzatevi su 106.7 Lite FM: solo, esclusivamente musica di Natale. E nella musica di Natale – incredibile ma vero – Natale la fa da padrone. Non c’è canzone che se la cavi senza nominarlo, e spesso saltano fuori pure Gesù, Giuseppe, Maria e persino i Re Magi! E cosi su Lite FM 106.7 si canta del Natale ventiquattro ore al giorno, senza pausa, con solo qualche interruzione pubblicitaria preceduta e seguita da un bel jingle…“Happy Holidays, Happy Holidays!”

Qualche eccezione c’è. Quelli che abitano proprio di fianco a noi hanno deciso di piazzare sulla front yard un bel cartello, come quelli che vedete nei film con i nomi di politici e personaggi candidati a questo e a quello (l’America è tutta come nei film). Solo che Marcia e Tony sul loro cartello hanno scritto “Jesus is the Reason for the Season”. In caso non si capisse, Gesù è la ragione di questa stagione (toh, fa rima anche in Italiano). E non è neanche che siano le persone più religiose ed osservanti del ventunesimo secolo. Solo che hanno ancora un briciolino di memoria storica.

L’aspetto paradossale è che bisogna cominciare a starci attenti con ‘sto “Merry Christmas”. Non e’ mica che lo si possa dire cosi, come se niente fosse. Dovreste vedere le occhiate che mi becco ogni volta che pronuncio il fatidico augurio. Si va da fiammate di disprezzo allo sguardo smarrito di chi magari vorrebbe dirtelo ma teme di essere notato.


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