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INDIPENDENZA CATALOGNA/ L'esperto: sarebbe uno "scacco" all'Ue

Pubblicazione:lunedì 16 dicembre 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 16 dicembre 2013, 17.48

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Il dibattito sull’indipendenza della Catalogna continua a dominare le principali tribune di tutti i quotidiani spagnoli. Una regione che è già riuscita a strappare al governo centrale ampie autonomie e che ora ha preso la decisone di portare alle urne i propri cittadini per creare un vero e proprio stato. I partiti del consiglio esecutivo catalano hanno già stipulato le due domande da sottoporre agli elettori il 9 novembre del 2014: “Desidera che la Catalogna diventi uno Stato? Vuole che sia uno stato indipendente?” Il presidente del consiglio spagnolo Mariano Rajoy ha dichiarato che le azioni intraprese dagli indipendentisti sono incostituzionali, ma il movimento non ha nessuna intenzione di cedere il passo alle rivendicazioni del governo. Un braccio di ferro in cui nessuna delle due parti ha intenzione di mollare la presa tanto facilmente. “L’opinione media catalana ritiene di dovere mantenere il resto del paese, anche se in realtà questa è l’apparenza: la Spagna rappresenta un mercato privilegiato per l’industria catalana. Sarà una scelta che porterà dei vantaggi ma anche delle perdite. La differenza etnica e linguistica è il principale motivo di fierezza di questo popolo”, ha dichiarato l’esperto in autonomie locali Massimo Costa, intervistato in esclusiva per ilsussidiario.net.

 

Rajoy ha dichiarato che un’eventuale consulta sarebbe incostituzionale. Perché?

Dal punto di vista di ogni stato sovrano, qualunque consultazione che miri alla rottura dell’unità politica del paese è sempre incostituzionale. Rajoy ha formalmente ragione nel senso che l’indipendenza non è prevista dall’ordinamento. Ci sono dei momenti di rottura istituzionale, però, in cui la legittimità va cercata nel principio dell’autodeterminazione dei popoli proprio del diritto internazionale, che alla fine prevale sugli ordinamenti singoli nazionali.

 

La consulta è il mezzo tramite il quale i partiti catalani vogliono raggiungere l’indipendenza. In cosa consiste?

 Il governo catalano propende per un referendum consultivo che non produce immediatamente l’effetto della separazione, ma ha il valore di sapere che cosa ne pensano i cittadini catalani sull’indipendenza. Attenzione: credo comunque che quando un referendum sia imposto a tutta la cittadinanza, la volontà della maggioranza diventa legge.

 

I partiti catalani stanno elaborando una “doppia domanda” che sarà presentata ai cittadini in occasione del referendum. Come funziona?

 La seconda è subordinata alla prima. Se si accetta che la Catalogna diventi uno Stato, non è detto che questo sia indipendente. Si sta prefigurando anche la possibilità di mantenere un’unione di tipo confederale con la Spagna. Potrebbe anche essere riconosciuta la dignità di Stato e quindi possono essere trovate diverse forme di unione. La seconda domanda chiede se si vogliono recidere i legami con il Regno di Spagna per diventare un’entità assolutamente autonoma.

 

Nel caso diventi uno stato confederato cosa cambierebbe dall’attuale autonomia regionale?


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