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Esteri

11 SETTEMBRE/ Chiesta l'apertura dei documenti censurati: i sospetti sull'Arabia Saudita

Ci sono forti sospetti da parte americana che l'Arabia Saudita abbia finanziato e sostenuto gli attentatori dell'11 settembre. Chiesta l'apertura dei documenti coperti da segreto di stato

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Dodici anni dopo la tragedia delle Torri gemelle non è affatto dimenticata e neanche chiuso il giallo di quello che successe quel giorno. Due deputati americani, uno repubblicano e uno democratico, hanno chiesto ufficialmente al governo che vengano rese pubbliche 28 pagine del report su quello che accadde quel giorno, tutt'oggi vietate e censurate con il segreto di stato. Il sospetto è che ci siano informazioni e dati che coinvolgano il grande alleato americano di sempre, l'Arabia Saudita. In passato la Cia aveva già reso noto come diversi funzionari di quel paese avessero avuto rapporti con i terroristi (d'altro canto lo stesso Osama bin Laden era un saudita). In particolare un saudita residente negli Stati Uniti e con incarichi diplomatici si sarebbe occupato dell'arrivo e della sistemazione in America di due degli attentatori dell'11 settembre. C'è poi il caso dell'allora ambasciatore saudita il principe Bandar che sarebbe stato in ottimi rapporti con la famiglia Bush e che avrebbe regalato 130mila dollari a un agente dei servizi segreti sauditi che si occupava di assistere i due dirottatori. In seguito ci sarebbero stati altri bonifici a loro favore sempre da parte del governo saudita. E poi c'è Esam Ghazzawi, consigliere del nipote del re saudita, che avrebbe ricevuto più volte nella sua residenza i dirottatori. Ghazzawi, due settimane prima degli attentati, scappò in fretta dagli Stati Uniti lasciando molti oggetti di lusso. 

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