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DIARIO ARGENTINA/ Dietro i saccheggi nelle città, una generazione rovinata dallo statalismo

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Cristina Fernández de Kirchner (Infophoto)  Cristina Fernández de Kirchner (Infophoto)

In pochi tentano di intraprendere un'attività: la maggior parte di loro passano il tempo annoiandosi, rispettando il solo dovere di partecipazione alle manifestazioni ufficiali organizzate dal potere. Altri si dedicano alla militanza sociale o politica o fanno carriera in organizzazioni dedicate al narcotraffico o in quelle delle bande di facinorosi al seguito delle squadre di calcio. Alla fine, creare seri problemi ad un Governatore appartenente all'opposizione sembra essere un peccato veniale.

L'altra grave responsabilità dell'attuale Governo consiste nell’aver favorito, durante tutti questi anni di potere kirchnerista, la cultura della minaccia unita a quella del ricatto, usati come mezzi di estorsione nei confronti di sindaci o governatori dissidenti, attraverso l'elargizione discriminatoria di fondi federali per la realizzazione di opere di pubblica utilità, "filosofia" confermata pure da  un dirigente sindacale, che adesso è passato all'opposizione e ha ammesso di aver potuto ricorrere sistematicacamente a blocchi di attività in imprese dove il controllo sindacale sfiggiva dalle mani delle organizzazioni controllate dal Governo, ottenendo il pieno appoggio del ministero del Lavoro.

Il Governo di Cristina Kirchner, la cui immagine attuale è rappresentata dal nuovo capo di Gabinetto Jorge Capitanich – uno dei pochi politici dell'officialismo ad aver ricevuto alti consensi nelle ultima elezioni, che è anche ad interim governatore della Provincia del Chaco – è subito intervenuto per negare ogni responsabilità degli incidenti dovuti all'ammutinamento della polizia dichiarando che erano in gioco questioni provinciali nelle quali il Governo centrale non doveva immischiarsi, se non dietro una esplicita richiesta del Governatore ricattato dalla polizia, fatto che avrebbe permesso l'intervento della Gendarmeria Nazionale per garantire l'ordine.

Il potere, quindi, ripete ciò che che meglio sa fare in occasioni del genere: non assumersi nessuna responsabilità, attribuendola ad altri, in pratica lavandosene le mani.

Recentemente l'Episcopato argentino, attraverso precise e coraggiose dichiarazioni, ha denunciato all'opinione pubblica il flagello della droga, rivelando che l'Argentina è passata da zona di semplice transito a paese vocato alla produzione, al frazionamento e alla distribuzione.

La penosa risposta del Governo alla durissima presa di posizione dei vescovi è stata l'elezione di un sacerdote della provincia di Santa Cruz con qualche esperienza accertata nel recupero di tossico dipendenti, a capo di un organismo federale che oltre al recupero di quanti cadono in questo flagello, deve occuparsi di combattere il narcotraffico; il governo, quindi, ha usato lo stesso metodo adottato per affrontare le proteste della polizia: dare la responsabilità della soluzione del problema a chi lo denuncia.

Nelle reti sociali sono circolate denunce anonime che incitavano la gente a nuovi saccheggi il 20 dicembre. Mentre la maggioranza della popolazione spera che si tratti di falsi allarmi per poter trascorrere in pace e in famiglia il Natale, bisognerà vedere quale sarà il comportamento del Governo nazionale e delle forze dell'ordine di fronte ad un'altra minaccia alla tranquillità e alle proprietà degli argentini.



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