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LA STORIA/ "Preferiva Gesù alla vita": la bimba cinese che sfidò le guardie rosse

Pubblicazione:martedì 24 dicembre 2013

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In molte parti del mondo la persecuzione contro i cristiani si è fatta negli ultimi tempi più aspra. In paesi come la Siria, l’Egitto, il Pakistan, l’India, la Nigeria - e molti altri ancora - i cristiani sono continuo bersaglio di minacce e violenze terribili. Data la loro esigua presenza, lo scopo cui mira questo accanimento è uno solo: ottenere la definitiva sparizione da quei luoghi. Anche nel secolo scorso la Chiesa ha sofferto molto, sia sotto il comunismo che sotto il nazismo. Ho già avuto modo di accennare alle tribolazioni subite dai cristiani in Messico. La Chiesa ha già dichiarato beati o santi molti di questi testimoni del Vangelo. In questo Anno della Fede vorrei ricordare la storia di uno di questi martiri, che hanno dato la loro vita per Cristo.

In un pomeriggio afoso di giugno, quando ancora non era cominciata la stagione delle piogge, mentre le cicale esaltavano col loro canto la quiete del piccolo parco antistante la casa saveriana di Zapopan, ebbi modo di ascoltare dal padre Antonio González, da molti anni censor ecclesiasticus della diocesi di Guadalajara, una testimonianza, da lui raccolta ancora negli anni del seminario, di un anziano missionario reduce dalla Cina comunista, espulso da quel paese dopo la seconda guerra mondiale.

Non ricordava più, il padre Antonio, né il nome del missionario né quello dei luoghi, né - come vedremo - poteva sapere quello della protagonista. Nondimeno il suo racconto mi pare sia da far conoscere affinché, assieme agli altri grandi martiri della fede del secolo passato, possiamo ricordare anche lei, la piccola cinese senza nome. Qui trascriverò lo svolgersi dei fatti come il padre Antonio li raccontò.

Svolgeva quel missionario sconosciuto il suo lavoro di evangelizzazione nella Cina post-imperiale quando sopraggiunsero gli anni, a partire dal 1935, dello scontro tra i comunisti e il governo nazionalista di Chang Kai-shek fino alla presa del potere, dopo varie sanguinose e tragiche vicende, da parte di Mao Tse Tung. La nuova Repubblica popolare cinese, proclamata il 1° ottobre 1949, con Mao presidente, si dette un ordinamento simile a quello sovietico, con il Partito comunista cinese come struttura portante dello Stato. Negli anni immediatamente successivi, il metodo gradualistico delle riforme, teorizzato da Mao nel suo libro Nuova Democrazia, venne abbandonato con l’eliminazione delle classi borghesi delle città, l’espropriazione massiccia delle terre e l’intensificarsi della persecuzione religiosa contro le missioni cristiane. E così “nuovi casi, più generali, più forti, più estremi” arrivarono anche fino al nostro sconosciuto missionario: “come un turbine vasto – continua Alessandro Manzoni – incalzante, vagabondo, scoscendendo e sbarbando alberi, arruffando tetti, scoprendo campanili, abbattendo muraglie, e sbattendone qua e là i rottami, solleva anche i fuscelli nascosti tra l’erba, va a cercare negli angoli le foglie passe e leggiere, che un minor vento vi aveva confinate e le porta in giro involte nella sua rapina”.


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COMMENTI
24/12/2013 - Che strana impaginazione… (Giuseppe Crippa)

Strano trovare in un giornale on line alla voce ESTERI, stretto tra un pezzo sul LAVORO ed uno sulla POLITICA, un articolo come questo, di autore sconosciuto e con una protagonista senza nome. Eppure oggi ogni tanto torno a rileggermelo e non m’importa di leggere né dell’Expo né delle province. L’articolo non menziona il Natale, ma questa testimonianza di fede tanto semplice quanto eroica ci ricorda che Dio è venuto e rimasto in mezzo a noi. Buon Natale!