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DIARIO AFRICA/ Un medico: vi racconto il nostro Natale in Burundi

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Un giorno ho letto sul sussidiario un commento di Pigi Colognesi, sull’attesa di Péguy, lo ringrazio, sembrava scritto per me. "Voi accomodate il tempo, quand'è già fuggito. / O donna medico e donna infermiera, / voi asciugate il sangue, quand'è già versato. / Voi vedete una distesa di mediocrità immensa. / E la banalità che sommerge tutto interamente". Ma nella storia un evento ha invertito la rotta declinante del tempo: esattamente la prima venuta di Cristo, il Natale, l'incarnazione. "E Gesù è il frutto d'un materno seno, / Fructus ventri tui, il tenero neonato / dorme nella paglia, la pula e il fieno profumato, / le ginocchia piegate sotto il suo ventre terreno". Allora anche il giudizio finale non fa più paura: "Signore, che li avete modellati con quella terra, / non meravigliatevi se li trovate terrosi. / Voi che li avete consegnati ai vermi della terra / non meravigliatevi se dentro son bacati". Non meravigliatevi perché "è carnale anche il soprannaturale". Noi arriviamo dopo, ma c’è un prima che ha reso soprannaturale, tutta questa carnalità. E’ questa la coscienza che mi sostiene e mi giudica continuamente. Questa realtà così carnale, mediocre, verminosa, quella che mi circonda, e quella dentro di me, è stata “stravolta” all’origine. Sento che questo è il lavoro di conoscenza che qui mi è richiesto e sono grata per questa paradossale estremità di limite e bisogno, perché è la tenerezza di Dio che mi costringe ad andare al fondo dove Lui c’è. E’ proprio chiaro che mi ha messo qui per me, perché solo Lui può salvare il Burundi.

Ieri un'altra delle nostre situazioni limite (da manuale) una piccola Down, prematura, diagnostichiamo una atresia duodenale, fortunatamente nel weekend viene un chirurgo da Bujumbura che dice che la può operare, lui è mussulmano, anche la famiglia della piccola, chiediamo allora di spiegare la situazione ai genitori. La mattina in sala operatoria, io ho un nodo alla gola, penso ad un’altra che non ce la farà, anche se l’intervento può andare, dopo bisognerebbe fare tre settimane di nutrizione “parenterale” (cosa è!? Qui esiste solo il latte di mamma, ma non si può dare per flebo!) la sorveglianza… Entro in sala operatoria, ma subito mi viene un raffreddore fortissimo… ho proprio pensato che il Signore mi diceva “fidati” serve di più tornare a casa a riposarti ed offrire. Nella compagnia tra di noi ci aiutiamo, la famiglia dei nostri vicini con i bambini e Santa Lucia (sono veronesi) ci fa sentire la tenerezza del Natale, la visita del Prof. idealista, mi ha fatto pensare che anche lui è parte della realtà che mi è data per cambiare, allora… vai! O meglio stai a quello che il Signore da nell’attesa della pienezza di cui sperimentiamo un pezzetto di anticipo. Abbiamo fatto anche il presepe, ho trovato una capannina dove avevano infilato dentro tutti i “personaggi” anche pastori e re magi, come si fa qui tutti schiacciati nello stesso letto! Ho disfatto il tutto e dato più spazio. Abbiamo appeso il poster di Natale in francese che i nostri amici dell’Uganda ci hanno inviato. Così ci sentiamo vicini a voi e tutto il mondo in questa attesa.

Buon Natale

 

(Chiara Mezzalira)

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