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Esteri

ATTENTATO BEIRUT/ Eid: vogliono scatenare una guerra civile in Medio Oriente

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L’acuirsi di queste tensioni con una possibile nuova stagione di assassinii politici 

 

 Ma l’attentato di oggi arriva inaspettato (l’ultimo è del 19 novembre) o era nell’aria?

Il clima è sempre stato teso. Ultimamente si è assistito a uno spostamento del fronte della tensione: l’attentato del 19 novembre è stato contro l’ambasciata iraniana a Beirut, non contro un personaggio politico libanese. Poi abbiamo avuto l’assassinio di un esponente militare di Hezbollah, Hassan al Lakis. E prima ancora, a Tripoli, ci sono state diverse tornate (diciotto) di scontri che hanno fatto decine e decine di vittime. E non dimentichiamoci il lancio di razzi verso località confinanti con la Siria e gli scontri a Sidono contro un gruppo anti-siriano. Quindi…

 

Dica.

Il Libano, negli ultimi due-tre anni, non è mai stato tranquillo. E tutto questo è ovviamente legato a quello che succede in Siria. La cosa più preoccupante è che il Libano paga l’assenza di istituzioni funzionanti. Manca il governo e il Presidente della Repubblica va verso la scadenza del suo mandato…

 

Instabilità totale…

Davanti a questo blocco istituzionale, le due coalizioni sembrano scommettere sulla vittoria – militare o politica che sia – dei loro rispettivi alleati in Siria. Quindi il Libano aspetta gli esiti della prossima conferenza di Ginevra – caso mai si terrà – per vedere chi la spunterà. E in base a questo si formerà il nuovo governo. La vita politica di un paese viene congelata per aspettare gli sviluppi di quello che avviene in un Paese confinante: è una cosa assurda.

 

La situazione peggiora dunque?

Chiaramente. Adesso, sentendo le dichiarazioni e i commenti dei politici e degli analisti su quanto avvenuto, la parola più ripetuta è fitna, che in arabo significa “agitazione, guerra civile”, per riferirsi proprio al rischio di una guerra civile tra sciiti e sunniti che non si limiterebbe certo al Libano, anzi, diverrebbe una guerra generalizzata in tutto il Medio Oriente. E, a dire la verità, è già così in Siria e Iraq dove sciiti e sunniti sono gli uni contro gli altri.

 

Il fine degli attentatori è dunque quello di cavalcare il clima di instabilità, incertezza e terrore?

Certamente, vogliono trascinare il Paese in questa fitna, in questa guerra di tipo confessionale in cui i cristiani libanesi si trovano tra l’incudine e il martello. Il loro fine è far cadere tutto il Paese in questa trappola, continuando a colpire la "coalizione 14 marzo" che rischia, a causa degli attacchi che riceve, di perdere il controllo della propria gente con il serio pericolo di una controffensiva di vendetta.

 

Quindi?

Quel minimo di stabilità che c’è ancora - per una volontà internazionale di tenere il Libano fuori dalla mischia - rischia di venire meno. Non si può andare avanti all’infinito senza trovare una soluzione concreta: continuerebbero gli attentati.

 

(Fabio Franchini)

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COMMENTI
28/12/2013 - Libano (giuseppe samir eid)

Carissimo Camille: ti ricordi quello che aveva detto P. dall'Oglio al San Fedele? preghiamo( i cristiani) per i musulmani! Al quale gli avevo chiesto di commentare ed esplicitare la sua idea. Peccato che il senso profondo della sua risposta mi era sfuggito sul momento. Buon anno