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Esteri

SCONTRI IN EGITTO/ Farouq: ecco cosa c'è dietro agli assalti all'Università

Scontri al Cairo (Infophoto)Scontri al Cairo (Infophoto)

Quando un certo numero di persone blocca le strade, o impedisce agli studenti di accedere alle classi per tenere gli esami, o picchia i professori perché non tengano le lezioni, o uccide un taxista che tenta di attraversare una manifestazione, questa è una minaccia per la democrazia. Proprio a causa di queste azioni, sempre più egiziani accettano il ritorno di uno Stato di polizia.

La maggioranza dei rivoluzionari è favorevole a porre fine a qualsiasi ruolo politico dei Fratelli Musulmani e alla strumentalizzazione della religione per scopi politici. Lo considerano un passo avanti sul cammino della rivoluzione. Sfortunatamente, però, la strumentalizzazione della religione ora proviene dalla parte opposta.Un’ampia fetta dello schieramento rivoluzionario inoltre, alla luce dei fatti descritti sopra e di quanto è avvenuto sotto il governo di Morsi, mira a mettere fine al movimento dei Fratelli musulmani con una legge che li dichiari illegali e li consideri alla stregua di un gruppo terrorista. 

Personalmente, io sono fortemente contrario a qualsiasi tipo di oppressione delle libertà e dei diritti di qualsiasi cittadino egiziano, ma sono favorevole a considerare l’ideologia dei Fratelli Musulmani nello stesso modo in cui è considerata in Germania l’apologia del nazismo, perché la letteratura e la storia della Fratellanza sono, e sono sempre state, associate a violenza e discriminazione nei confronti del diverso. Io condanno con forza il terrore scatenato dai Fratelli Musulmani e dalle sue varie ramificazioni contro la popolazione egiziana e il suo esercito. Al tempo stesso, però, sono contrario alla politica di punizione collettiva perpetrata dalle autorità egiziane ai danni dei membri della Fratellanza.

 

In questo contesto, qual è il progetto dell’Esercito e in particolare del generale Abdel Fattah El-Sisi?

Occorre distinguere tra quanto è stato effettivamente fatto dall’Esercito e la propaganda messa in campo da uomini d’affari legati all’ex regime di Mubarak. Nei fatti i militari non stanno appoggiando nessuna delle forze sul terreno, e non sono né a favore né contro la rivoluzione. L’unico “progetto” dell’Esercito è quello di fare funzionare la macchina dello Stato, cercando di proteggerla dal collasso. Detto ciò si devono fare due osservazioni: la prima è che mantenere lo Stato funzionante così com’è implica in qualche modo sostenere il vecchio regime; la seconda è che l’esercito non sta lavorando per rispondere alle richieste della rivoluzione, ma per raggiungere un compromesso fra le differenti forze nella società.

L’esempio più chiaro è ciò che è successo con la stesura della nuova Costituzione. Per raggiungere un compromesso con il partito salafita al-Nour, anziché scrivere che “l’Egitto è uno Stato laico”, al termine di lunghi negoziati si è inserita la formulazione “l’Egitto è uno Stato con un sistema di governo laico”. Poi si è cambiata ancora la stesura definitiva in “l’Egitto è uno Stato con un governo (cioè un esecutivo) laico”, il che è ben diverso dall’affermare che l’ordinamento dello Stato in quanto tale è laico. Questi “equilibrismi” documentano che l’Esercito non è a favore né dei liberali, né degli islamisti, né i sostenitori di Mubarak, ma semplicemente che sta cercando di difendere le istituzioni. Ciò, tuttavia, va contro gli obiettivi della rivoluzione, perché questi non saranno raggiunti attraverso il compromesso con le forze antirivoluzionarie. 

 

(Pietro Vernizzi)

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