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HEZBOLLAH/ Eid: Libano e Siria insanguinati dalle stesse mani

Fumo dalle alture di Beirut (Infophoto) Fumo dalle alture di Beirut (Infophoto)

Il governo di Najib Mikati è dimissionario già dal mese di marzo. Il nuovo incarico è stato affidato a Tammam Salam, un politico sunnita che non è stato in grado di fare un solo passo in avanti. Le elezioni legislative sono state rinviate all’anno prossimo, e il timore è che alla scadenza del mandato presidenziale di Michel Suleiman ci sia una proroga del suo stesso incarico.

 

Com’è invece la situazione militare nel Paese?

Negli ultimi giorni abbiamo assistito alla diciottesima tornata di scontri tra il quartiere sunnita e quello alawita della città di Tripoli. Si sono registrati 11 morti e una decina di feriti, e martedì è stato affidato per la prima volta l’incarico all’Esercito libanese di comandare tutti gli altri apparati con il compito di tenere la sicurezza per la durata di sei mesi.

 

Quali sono le conseguenze per il Libano della guerra in Siria?

Il Libano sta subendo un flusso di un milione di profughi siriani su una superficie pari a metà della Lombardia e con una popolazione di cinque milioni di abitanti. Per fare le proporzioni, è come se arrivassero in Italia 12 milioni di profughi dai Balcani.

 

Il blocco politico del Libano dipende dalla vicina guerra in Siria?

La formazione del governo libanese è bloccata anche perché i partiti aspettano di capire l’andamento della guerra in Siria. Si tratta però di un conflitto destinato a durare ancora a lungo, e fino alla conferenza di Ginevra del 22 gennaio difficilmente a Beirut si muoverà foglia. Tutto è condizionato, e il Libano si trova a essere o la cassetta postale degli attentati degli Stati regionali, o un grande congelatore in cui qualsiasi azione politica è bloccata. Il governo si limita per ora a far funzionare i servizi minimi essenziali dello Stato. Hezbollah è legato a doppio filo all’Iran.

 

L’ascesa al potere del presidente Hassan Rouhani ha attenuato le posizioni del partito libanese?

No. La Russia preme per una partecipazione di Tehran alla conferenza di Ginevra sulla Siria, mentre altri Stati si oppongono, e quindi la soluzione è aperta a tutte le ipotesi. Nel frattempo però Hezbollah non ha attenuato come ha fatto l’Iran il suo discorsi nei confronti degli argomenti politici che animano il Medio Oriente. Se Tehran ha dimostrato una certa flessibilità diplomatica per poter ottenere la riduzione delle sanzioni, nel frattempo Hezbollah non ha fatto alcun passo indietro né ha rinunciato a un coinvolgimento militare sul fronte siriano. Anzi, dopo ciascun attentato che lo prende di mira, dichiara riferendosi ai suoi militanti in Siria: “Se erano mille diventeranno 2mila, se erano 2mila diventeranno 5mila”.

 

(Pietro Vernizzi)

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