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MANDELA/ Dal Sudafrica: addio Madiba, la tua "rivoluzione" ha cambiato anche mia figlia

Pubblicazione:sabato 7 dicembre 2013

Foto InfoPhoto Foto InfoPhoto

E’ il 6 dicembre 2013, sono passati quasi vent'anni da allora. Mi sveglio stamane con un whatsapp della mia amica Alessandra che mi dice Mandela è morto. Ho sentito mia figlia la scorsa notte rientrare e l’ho sentita piangere. Lei è nata quell’anno, io ero incinta proprio mentre c’erano le elezioni del ’94. Ci abbracciamo in cucina e rimaniamo in silenzio. Tata Madiba oggi è morto, il guaritore, il padre del Sud Africa, l’ispirazione di tutti noi, la sua ombra, anche nella malattia e nell’assenza dalla vita politica, ci faceva sentire protetti, come l’anziano che abita con noi e porta con sé la memoria e la prospettiva della storia familiare. In auto la radio ci accompagna con canti e interviste e ci commuove quanto quest’uomo abbia significato per tutti.

Non ho mai provato tanta emozione per una figura pubblica, ma per lui, dopo aver vissuto qui per tutti questi anni, dopo aver studiato a fondo la storia di questo paese e averla raccontata a tanti turisti, dopo aver visitato diverse volte la sua cella a Robben Island, per lui oggi decido di portare un mazzo di fiori sul luogo del ricordo. Davanti al City Hall le transenne e la folla colorata che si raccoglie, davanti a quel balcone di Darling St. dove fece la sua prima apparizione dopo 27 anni di carcere. Ricordo così la sua figura imponente, il suo carisma, la capacità di parlare al cuore della gente. 

Addio Tata, è tempo che il tuo corpo ritorni alle grandi vastità della tua Africa, ma fa che la tua anima continui silenziosamente a vegliare su di noi.


(Simonetta De Paoli) 



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