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REPORTAGE/ Gli occhi azzurri di suor Marcella e altre storie di Haiti

Per le strade di Haiti (foto A. Cavalloni) Per le strade di Haiti (foto A. Cavalloni)

La sua missione confina col mare proprio dove, in questi giorni, il presidente Martelly ha iniziato i lavori per realizzare un porto turistico (sorprendente, in un paese dove manca tutto!) sperando di attirare a se un po' di voti in vista delle prossime elezioni. Quest'ultimo ha già fatto radere al suolo alcuni edifici appena realizzati ma Suor Marcella sembra non temere nulla, ha altro a cui pensare: raccoglie bambini abbandonati o con mamme affette da AIDS, da appena nati fino ai 3 anni, al momento ne ospita una cinquantina di cui alcuni handicappati, altri fortemente denutriti. Mi basta incontrare gli occhi di alcuni di questi piccoli ospiti per provare un insopportabile senso di vergogna verso me stessa. Comunque oltre ai neonati, questo diavolo di donna ha messo in piedi un asilo e una scuola elementare (per ora fino alla quarta ma vuole arrivare fino alla fine del ciclo per poi passare i più meritevoli alla scuola dei Salesiani che collabora con lei). Ma la cosa più sorprendente è l'ambulatorio pediatrico con assistenza alle donne incinte, centro nutrizionale e un pronto soccorso aperto a tutti, tutti i giorni, per ferite, ustioni e incidenti vari. La maggior parte del personale medico è haitiano.

La missione di Suor Marcella confina con un altro luogo incredibile: la missione Belem condotta da religiosi brasiliani. Qui la situazione è molto diversa: i bambini tra esterni ed interni sono più di 500, le strutture appaiono insufficienti per tale numero e la situazione igienica è, se non altro per i miei standard, decisamente critica. Vicino agli edifici di cemento, che ospitano le classi e i refettori, ci sono diverse capanne di lamiera, i bambini sono ovunque: alcuni piangono, altri mi sorridono e mi salutano, i più vivaci mi prendono per mano e io me li porterei a casa tutti. Sono bellissimi nelle loro divise colorate, le bambine poi hanno i capelli tutti acconciati con treccine legate da enormi fiocchi e fermagli colorati. 

Come è stato detto al workshop e come ha sottolineato suor Marcella l'emergenza vera e propria è finita e gli aiuti iniziano a calare, alcune organizzazioni umanitarie se ne sono andate e da qualche tempo si ricomincia a vedere un aumento nei bambini di casi gravi di malnutrizione come non se ne vedevano dai tempi del terremoto. Alberto, Andrea e Fiammetta incontrano il direttore della missione, un giovane religioso che si trova ad Haiti da tre anni, e parlano a lungo. Anche questo mi sorprende: in questi giorni l'agenda di Alberto e Andrea è piena di incontri con altre associazioni. Avsi crede fortemente nella collaborazione e nel coordinamento degli interventi di aiuto, inoltre, non lavorando esclusivamente nell'emergenza, concentra il suo sforzo nel tentativo di costruire realtà che facciano veramente la differenza. In quest'ottica Avsi avvicina anche le realtà locali e, dove è possibile, dialoga con le istituzioni governative. Alberto insiste spesso su questo punto: bisogna coinvolgere i funzionari statali e “costringerli” a collaborare. Spesso, dice, quando finisce l'emergenza, molti aiuti passano per il governo locale che a volte fatica a individuare gli interventi da fare. Se c'è dialogo si può intervenire in modo che le risorse non vengano sprecate.