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Esteri

REPORTAGE/ Gli occhi azzurri di suor Marcella e altre storie di Haiti

Per le strade di Haiti (foto A. Cavalloni)Per le strade di Haiti (foto A. Cavalloni)

Le donne haitiane, per loro cultura, non allattano i propri figli e questo, date le spesso precarie condizioni igieniche e la mancanza di acqua potabile, aumenta il rischio di mortalità infantile che nel paese è di 53 bambini su 1000 al di sotto dei 5 anni.

Sempre a Cite Soleil ci sono gli Atelier di artigianato. Gli spazi sono ampi e ben illuminati, anche questi restaurati da Avsi. Mentre parla con i suoi collaboratori, Emanuele mi permette di passeggiare su e giù per la strada sotto l'occhio vigile del nostro autista. Scatto addirittura qualche foto. Il primo laboratorio confeziona le divise scolastiche e , proprio in questi giorni sta evadendo un piccolo ordine fatto da un albergo della città che ha commissionato tende e cuscini. Questi ultimi vengono poi ricamati nel laboratorio di perlage. Qui le signore mi mostrano i loro lavori, particolarmente graziose sono delle pochette da sera tutte ricoperte di paillettes, alcune sono molto interessanti perché hanno riprodotti dei simboli vodou. Vorrei acquistarne una ed Emanuele mi promette di accompagnarmi alle botteghe Avsi prima di partire (classica promessa da marinaio, non ci sarà il tempo ed io tornerò in Italia senza la mia borsetta). Nel terzo Atelier si lavora il ferro recuperato dalle grandi taniche di benzina che vengono lavate e tagliate. Si fabbricano bracciali, cornici, vassoi e piccoli oggetti di tanti tipi. Purtroppo, per ora, mancano commesse continue anche piccole tanto da assicurare un minimo di lavoro stabile agli artigiani. Anche questi braccialetti in ferro battuto potrò acquistarli assieme alle pochette...

Nel pomeriggio mi sposto verso le colline nel quartiere di Martissan dove vi sono altre scuole e progetti che integrano quelli che ho visto a Cite Soleil. Qui la situazione è un po' più tranquilla, così, in compagnia di Miriam Ruscio e del suo collega haitiano, ci muoviamo finalmente a piedi. Risaliamo una strada molto ripida, ci facciamo largo tra detriti, pozzanghere e mucchi di immondizia e plastica fino ad arrivare in cima alla collina. Da lì la vista di PaP è bellissima: se non penso a cosa nasconde, questa enorme distesa di minuscoli cubetti di cemento ammassati uno sull'altro con il mare di fronte e illuminata dalla luce del tramonto è veramente affascinante.

All'improvviso sbuca dal nulla una ragazza vestita di stracci che si getta su Miriam baciandola e abbracciandola poi, già che c'è, abbraccia e bacia anche me. Si chiama Cinthia e circa un anno fa aveva partecipato ad alcune attività promosse da Avsi e si ricorda benissimo di Miriam e adesso che l'ha ritrovata sembra non avere alcuna intenzione di lasciarla andare. Ci afferra le mani e ci trascina tutta felice dentro la bidonville: vuole portarci a casa sua, siamo i suoi trofei. Addentrandoci lei, tutta felice, richiama l'attenzione e al nostro passaggio tutti ci sorridono e ci salutano. Baciamo e abbracciamo tutta la famiglia di Cinthia. Tranne la madre sono tutti seduti fuori dalla porta perché la casa è un'unica stanza, senza finestre ed è troppo piccola per contenerci tutti. Chissà come vivono e dove dormono, cerco di sbirciare all'interno ma nella penombra non distinguo quasi nulla. Alla fine Cinthia accetta di riaccompagnarci e così rifacciamo tutta la sfilata.