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REPORTAGE/ Gli occhi azzurri di suor Marcella e altre storie di Haiti

Per le strade di Haiti (foto A. Cavalloni) Per le strade di Haiti (foto A. Cavalloni)

Oggi partiamo per il sud del paese e Marta (responsabile del sostegno a distanza) mi porta al luogo di ritrovo: uno splendido albergo in stile ginger bread (pan di zenzero). Questi edifici, unici nel loro genere, risalgono alla fine dell'Ottocento. PaP ne contava circa duecento, oggi però sono quasi tutti crollati o in rovina. Gli elementi caratteristici di questo stile sono le intelaiature in legno con parti interne di mattoni ornate con graticci in legno simili a trine e merletti.

Hanno soffitti altissimi e profonde balconate che coprono ampi porticati. Una vera meraviglia. Arrivano Andrea, Alberto e Fiammetta e partiamo.

La strada per il sud è abbastanza buona, appena fuori PaP passiamo per le zone dove è stato individuato l'epicentro del terremoto. E' tutto distrutto e la gente vive ancora sotto i plastic sheets (teloni di plastica) donati da USAID subito dopo la catastrofe. Procediamo spediti, incollati al clacson in vero stile haitiano, ai lati delle strade fiumi di persone si spostano in una sorta di moto perpetuo trasportando ogni sorta di merce. Cala il buio ma la frenetica attività a lato della strada non diminuisce. Passando, i fari per un attimo illuminano scene sempre diverse di un'umanità che sembra non fermarsi mai e soprattutto non avere un posto dove rincasare la sera.

Il lavoro di Avsi al sud è soprattutto legato all'agricoltura e alla realizzazione di un acquedotto che deve servire una vasta zona con un bacino di utenza di 15.000 persone. Il progetto si chiama Aquaplus e ormai è quasi concluso tanto che verrà presentato a Milano all' Expo 2015. Partiamo la mattina presto e ci addentriamo nella campagna, qui le persone vivono in casette singole di fango con il tetto di paglia e un piccolo orto. Il progetto ha visto il ripristino di 50 fontane (tra cui quella della scuola locale) e la realizzazione di una rete di distribuzione di acqua potabile ad uso domestico che arriva alle singole case mediante l'istallazione di un rubinetto in cortile. Ciò che è interessante è che tutto questo lavoro è stato fatto ancora una volta nell'ottica di creare le condizioni per cui al più presto possa funzionare autonomamente. A questo proposito Avsi ha promosso la realizzazione di un Comitato locale - la Caepa: Comitato Acqua Potabile e Igiene - eletto direttamente dalla popolazione che beneficia dell'acquedotto. Quest'ultima ha anche compreso l'importanza di pagare per un servizio così importante. Il fatto che gli utenti paghino qualcosa (si parla dell'equivalente di 1 euro al mese) li rende responsabili in caso di perdite o guasti e la Caepa viene chiamata immediatamente.

Il prossimo passo, discute il presidente con l'ingegnere Stefano Scotti, dovrà essere quello di creare un sistema di pagamento attraverso cellulare in modo da risolvere il problema della riscossione del contributo.

E' una giornata torrida, qui al sud si muore di caldo. Ci dirigiamo a piedi verso la sorgente che dà vita all'acquedotto. Vi sono 3 grandi vasche di accumulo, una fontana e una grande vasca di decantazione. Il 30% di quest'acqua è destinata ad usi agricoli per irrigare i campi della zona. Prima di tornare, i funzionari della CAEPA sfoderano un macete e ci offrono delle splendide noci di cocco per dissetarci.