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Esteri

REPORTAGE/ Gli occhi azzurri di suor Marcella e altre storie di Haiti

Per le strade di Haiti (foto A. Cavalloni)Per le strade di Haiti (foto A. Cavalloni)

Ammirando la pianura che ho davanti, noto un gruppetto di alberi che nasconde una casetta e un alto pennone con una bandiera che segnala il luogo. Fiammetta mi spiega che quella è la dimora di uno stregone vudù. Questo culto combina elementi ancestrali che derivano dall'animismo tradizionale africano con concetti tratti dal cattolicesimo. Qui ad Haiti questa religione è stata ufficialmente riconosciuta nel 2003 e risale ai tempi della tratta degli schiavi, quando agli africani deportati veniva imposto il battesimo e il divieto di praticare la propria religione.

Questo paese continua a stupirmi: nel mezzo del niente arriviamo alla sede di Agraria dell'Università Notre Dame di Haiti dove Alberto e Andrea hanno appuntamento con il Rettore e il presidente del Rotary locale. Con loro Avsi, oltre ad un importante programma di rimboschimento, ultimamente ha realizzato un edificio, a fianco dell'Università, destinato ad ospitare tre mulini (per macinare riso, mais e manioca) e un laboratorio con un forno per produrre prodotti finiti come biscotti e gallette. L'edificio è già pronto e a breve arriveranno i macchinari. Alberto si augura che si intensifichi il livello di cooperazione tra le attività agricole e l'Università che dovrebbe avviare una ricerca per selezionare le qualità di riso, mais e manioca più indicate per queste lavorazioni.

Tornati a Les Cayes c'è l'incontro con il personale haitiano che lavora per la fondazione e che, qui al sud, porta avanti i progetti da solo. Una di queste persone, per esempio coordina il Club delle Mamme  e gestisce 135 bambini.

Il giorno seguente rientriamo a Port-au-Prince. In città, per la strada, vedo tanti bambini in divisa che escono da scuola alcuni seguiti da un bambino vestito malamente che porta lo zaino. Questi ultimi, mi spiega ancora una volta Fiammetta, sono chiamati “rest avec”. Sono bambini di campagna che i genitori consegnano a parenti o conoscenti che vivono in città nella speranza che li facciano studiare o che comunque abbiano un'opportunità di una vita migliore. In realtà, invece, molto più spesso questi bambini vengono messi a fare i lavori di casa e servono la famiglia che li sfrutta alla stregua di piccoli schiavi. Ormai siamo arrivati all'ultimi giorno, con le valigie in macchina ci dirigiamo dal Nunzio, monsignor Bernardito Auza che ci attende. La casa dove alloggia è situata in cima alle colline da dove si gode una splendida vista, qui ha dormito il papa Giovanni Paolo II durante la sua famosa visita nel 1983. Originario delle Filippine è in Haiti dal 2008. Con il suo supporto la fondazione ha iniziato a collaborare con l'Università. Persona di straordinaria cultura si intrattiene a lungo con noi conversando in perfetto italiano ma poi non resiste e ci porta in giardino. Ha una passione sconfinata per le piante e non vede l'ora di parlare con Alberto (che è laureato in agraria) dei suoi esperimenti botanici. Ha piante di caffè di tutti i tipi, alberi del pane, alberi da frutto: manghi, papaie. Vorrebbe che nel paese venisse migliorata la produzione agricola e, dove è possibile, venissero introdotti nuovi sistemi di coltivazione ma soprattutto ha a cuore il rimboschimento del paese devastato da una deforestazione selvaggia, che dal 1923 ha visto ridotta all'1,8 % la sua area verde.