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FRANCIA/ Tasse, welfare e lavoro nero: così Parigi diventa un problema per l'Ue

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François Hollande (Infophoto)  François Hollande (Infophoto)

La difficoltà a trovare un lavoro, o comunque il fatto che la maggior parte dell’offerta riguardi mansioni poco qualificate, spinge le persone ad accettare remunerazioni sempre più basse e talvolta anche in nero. Il lavoro sommerso è un rischio, tanto per l’impresa quanto per il dipendente, ma per quanto sia triste dirlo spesso ci si trova senza alternative. Quella del lavoro nero è sempre più una spirale nella quale si trova avvolto l’intero sistema. Il guadagno immediato “al nero “ diventa un incentivo più forte della stessa pena detentiva prevista in Francia.

 

Per quale motivo il sistema welfare/lavoro in Francia si è inceppato?

In Francia esistono situazioni tali per cui un dipendente può lavorare per un anno e poi godere degli aiuti statali per i disoccupati. Spesso restare disoccupato è più conveniente economicamente che lavorare, e di fronte a questa alternativa in molti rinunciano a cercare un’occupazione. Più in generale, a incombere sul sistema del lavoro in Francia è il costo sul lavoro ( come in Italia del resto).

 

L’orario francese ridotto a 35 ore ha peggiorato questa situazione?

In Italia abbiamo sempre lavorato 39-42 ore, eppure ci troviamo ad avere problemi simili alla Francia. A decidere la produttività di un Paese non sono le cinque ore di differenza, bensì come le si impiega.

 

Anche in Francia la ripresa continua a essere lontana?

La Francia è un grande Paese, rappresenta la quinta economia mondiale, ha un assetto economico-finanziario molto forte e il suo ruolo politico è di primo piano in Europa. È evidente che come è successo per l’Italia, anche la Francia stia soffrendo in maniera molto forte la crisi. È una crisi di carattere politico che non finanziario. I politici si sa, fanno tutto per vincere essere rieletti ma meno quello che occorre al Paese. In Italia abbiamo già vissuto con Monti questa esperienza: ha pagato in prima persona per aver preso scelte che andavano prese e per le quali i politi si sono ben riguardati di non realizzarle per paura di non esser più rieletti. Saranno in grado in Francia come in Italia i politici di realizzare le riforme indispensabili alla crescita? Saranno capaci di operare scelte difficili ma fondamentali per l’uscita dalla crisi ? Ci sarà una giusta ripartizione delle risorse ed una vera liberalizzazione di alcune professioni / settori che permettano a chiunque di poter “fare impresa “? Non ho mai pensato e non credo che l’austerità imposta Troika sia la soluzione per questi due paesi.

 

(Pietro Vernizzi)



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