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RAID ISRAELE/ Micalessin: nella partita tra islamisti e caos, la democrazia ha perso

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Scontri al Cairo  Scontri al Cairo

L’Egitto è un Paese al collasso, ed è difficile anche solo parlare di un’opposizione reale e strutturata politicamente. Ormai siamo in una situazione che è completamente allo sbando. Morsi si è dimostrato incapace di controllare quanto sta avvenendo e quindi oggi l’Egitto sta attraversando una profonda crisi economica. In due anni nulla è cambiato, se non per il progressivo inaridirsi delle risorse dello Stato. Le riserve di valuta estera sono agli sgoccioli, la svalutazione nei confronti del dollaro è imminente e il Paese, che già aveva una percentuale di povertà molto elevata sotto Mubarak, oggi è completamente fuori controllo. Quella cui stiamo assistendo non è quindi solo la rivolta dell’opposizione, ma di tutti quei disperati che non sono mossi né dal rifiuto del fondamentalismo né dalle richieste dei partiti laici.

 

La strada per fare dell’Egitto una democrazia è quindi ancora lunga?

Quanti si sono illusi che le forze spontanee potessero determinare il successo della democrazia in Medio Oriente sono state progressivamente smentite. I grandi agitatori delle masse arabe sono i fondamentalisti o, come unica alternativa, il disordine. Le dinamiche purtroppo sono sempre le stesse, non vedo un movimento riformista in grado di cambiare il Paese. Le opposizioni laiche inizialmente avevano il controllo di piazza Tahrir, ma sono stati messi fuori gioco dai Fratelli musulmani, che si sono dimostrati molto più organizzati, strutturati e capaci di fare politica. I cosiddetti laici e democratici sono stati invece sconfitti.

 

Per quale motivo secondo lei il mondo arabo non è ancora pronto per la democrazia?

La presenza del fondamentalismo rende assai difficile la compatibilità con la democrazia. Ricordiamoci che i Fratelli musulmani hanno sempre affermato che il capo dello Stato non potrà che essere sempre di religione islamica, e comunque ci dovranno essere alcune regole che deriveranno direttamente dal Corano e non dalla legislazione approvata dalla volontà popolare. Tutto ciò ci porta molto lontano da una democrazia. Del resto anche se non fossero in gioco delle forze islamiste, la democrazia è sempre comunque un processo lento, che richiede secoli e forse gran parte del Medio Oriente non ha ancora completato questo processo.

 

(Pietro Vernizzi)



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