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LIBIA/ La Corte Suprema reintroduce la poligamia vietata dal regime di Gheddafi

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La sezione costituzionale della Corte Suprema libica ha reintrodotto la poligamia. Una decisione che ribalta quella parte della legge sul matrimonio introdotta durante il regime di Muammar Gheddafi che vietava a un uomo di avere più mogli, perché considerata contraria alla Sharia, la legge islamica. A riferirlo è la stampa libica e, secondo quanto stabilito, d'ora in poi un uomo potrà sposare una seconda moglie senza il consenso della prima o l'autorizzazione di un tribunale. Del resto già l’anno scorso il leader del Consiglio nazionale transitorio libico, Mustafa Abdel Jalil, aveva annunciato che tutte le leggi di Gheddafi contrarie alla Sharia sarebbero state abolite. La modifica di questa legge sul matrimonio non include tuttavia l'introduzione del cosiddetto “divorzio islamico”, per il quale resta necessario il pronunciamento di un tribunale. Era la fine del 2011, quando il leader del Consiglio Nazionale di Transizione, capo del governo ad interim, affermava con decisione che il nuovo regime libico avrebbe annullato diverse misure vigenti sotto il regime di Muammar Gheddafi, tra cui proprio quella che vietava la poligamia, considerata una legge contraria alla Shari’a, la legge coranica che i nuovi vertici libici tentano di implementare come fondamento della nuova vita quotidiana. Come scriveva il New York Times a seguito delle prime avvisaglie di tale intenzione, “tra le giovani donne all’università di Tripoli il sentore è unanimemente negativo, persino per quelle più rigidamente coperte dai veli, che sono d’accordo con Abdul-Jalil sul fatto che la Shari’a debba essere la base per la nuova costituzione del paese”. Intanto il governo di Tripoli teme che possano verificarsi in Libia scontri e violenze in vista del secondo anniversario della rivoluzione contro Muammar Gheddafi che si celebrerà il 17 febbraio. Il premier Ali Zidan, citato dall'emittente televisiva araba Al Jazeera, ha fatto sapere che “elementi controrivoluzionari si stanno muovendo sulla piazza libica”. Proprio per questo motivo ha chiesto ai cittadini libici un aiuto per costruire “uno stato che sia forte e che possa respingere questi attacchi di chi vuole trasformare il paese in una nuova Afghanistan o Somalia”.


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