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VISTO DA ISRAELE/ A Benedetto XVI il rispetto dei "fratelli maggiori" e l'amore del "piccolo gregge"

Pubblicazione:martedì 12 febbraio 2013

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"Israele e il Vaticano – scrive il quotidiano progressista – hanno trovato meno terreno comune riguardo al conflitto con i Palestinesi. In particolare, il Vaticano ha accolto con favore il voto delle Nazioni Unite, lo scorso anno, per il riconoscimento dello Stato Palestinese". Un appello ripetuto in più occasioni, da Benedetto XVI, quello a favore della soluzione dei due stati e di uno statuto speciale per la città di Gerusalemme, crocevia delle tre religioni.Una posizione ribadita sullo stesso suolo israeliano, nel 2009, l’anno del suo pellegrinaggio in Terra Santa, terzo Pontefice nella storia – dopo Paolo VI e Giovanni Paolo II – a percorrere queste strade. Un viaggio che l’aveva visto atterrare prima in Giordania e quindi a Tel Aviv, incontrare i capi religiosi ebrei e musulmani di Gerusalemme, pregare sui luoghi più santi per il cristianesimo – la grotta dell’Annunciazione a Nazaret, quella della Natività a Betlemme, il Calvario e la Tomba della Resurrezione  - ma anche incontrare i palestinesi del campo profughi di Aida e oltrepassare con dolore il muro di separazione tra Israele e Palestina, "una delle immagini più tristi per me", come l’avrebbe poi definito nel suo discorso di commiato. Un viaggio in cui, soprattutto, aveva voluto visitare il "piccolo gregge" delle comunità cattoliche di Terra Santa, invitandole a “seppellire le proprie ansie e paure” nella Tomba vuota del Redentore, "per risorgere nuovamente ogni giorno". Una minoranza, quella di Israele e Palestina, fatta di cristiani arabi locali e di tante congregazioni religiose, un "piccolo gregge" che nel giorno dell’annuncio della rinuncia al ministero petrino ha reagito con una istintiva incredulità alla notizia rimbalzata velocemente anche in Medio Oriente. Il passaparola che si è trasformato presto in certezza ha lasciato pieni di commozione anche i cristiani di questa terra, ma certi – pur nella tristezza – che quel richiamo ad affidarsi totalmente a Dio - risuonato dentro il Santo Sepolcro nel giorno in cui il papa avrebbe lasciato Gerusalemme, il 15 maggio del 2009 -  non cessa di essere fondamento della loro speranza e fondamento della speranza del Santo Padre e della sua scelta. 



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