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Esteri

SITUAZIONE GRECIA/ Synghellakis: code per il cibo e targhe restituite, dopo di noi tocca all'Italia

Mendicanti in Grecia (InfoPhoto)Mendicanti in Grecia (InfoPhoto)

A essere particolarmente dura è la vita di chi perde il lavoro e non ne trova uno nuovo, o guadagna in tutto 250/300 euro al mese, spesso senza contributi, o lavora otto ore con un contratto da quattro. La sopravvivenza di queste persone è assicurata solo grazie alla coesione familiare, per quello che può durare, perché si sta sgretolando anche quest’ultima. Non siamo ancora arrivati al fallimento, e il mio timore è piuttosto che la Grecia sia lasciata in uno “stato vegetativo”, un po’ perché le istituzioni internazionali non sanno che cosa fare, un po’ perché non si può permettere una dissoluzione dell’euro, e un po’ perché questa Ue a guida franco-tedesca non ha ancora deciso quale direzione vuole prendere.

 

Di recente il Commissario Ue, Olli Rehn, ha parlato proprio di questo tema…

Ho apprezzato il fatto che Olli Rehn abbia dichiarato che per i Paesi mediterranei, se continuerà l’attuale crisi, potrebbe essere dato più tempo per applicare le politiche di risanamento. D’altra parte ha aggiunto che non vuole riconoscere gli errori del Fondo Monetario Internazionale sui piani di austerità e sulle conseguenze che ciò avrebbe causato. Ci vuole una posizione coerente dell’Ue, perché in questo momento in Grecia la disoccupazione aumenta, e chi è senza lavoro da più di un anno in molti casi perde buona parte delle prestazioni del Sistema Sanitario Nazionale. In questo momento un Paese in crisi come il nostro non può reagire in nessun altro modo, ci vuole una soluzione a livello comunitario.

 

Per quello che ha modo di vedere, quanto è diversa la situazione della Grecia da quella dell’Italia?

A questo proposito vorrei che i politici italiani smettessero di additare la Grecia come un esempio negativo. Su quanto è avvenuto ad Atene ci sono responsabilità collettive, il popolo greco ha dimostrato una fierezza e una dignità uniche, ha sopportato tagli che non so in quali altri Paesi sarebbero stati accettati in questo modo. Dire “attenti perché diventeremo come la Grecia”, come se questo Paese avesse una sorta di peccato originale sulle spalle, non mi sembra corretto né morale. L’Italia ha un’industria sicuramente molto più forte della Grecia, ma il vostro Paese vive una situazione di spaccatura tra nord e sud e il debito pubblico, anche dell’amministrazione locale, è molto forte. Se in Italia ci fossero state le stesse tasse sul ceto medio-piccolo, sui pensionati e sui lavoratori dipendenti che ci sono state in Grecia, anche il mercato italiano sarebbe crollato.

 

(Pietro Vernizzi)

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