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ITALIANO RAPITO/ L'esperto: se Trevisan è "sparito" in Nigeria è anche colpa nostra

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Da quello che abbiamo potuto apprendere, sembra che il gruppo armato avesse un obiettivo inizialmente diverso, quello della prigione. Solo dopo essere stato respinto ha pensato di prendere di mira il cantiere, con la chiara intenzione, quindi, di voler comunque fare danni. Il cantiere, inoltre, è un luogo a volte più semplice da prendere d’assalto, anche se dipende dal tipo di area nel quale si trova.

 

Cosa intende?

Alcune zone di lavoro sono centrali e ben controllate dalle forze armate locali, altre sono invece stazioni dislocate in mezzo al nulla, nella foresta, molto più complesse da controllare e proteggere. Non è assolutamente detto, quindi, che il gruppo armato fosse particolarmente addestrato o preparato per avere la meglio su uno sparuto gruppo di guardiani e sorveglianti. Non è però raro neanche il caso che alcuni luoghi siano presidiati da realtà governative.

 

Cosa può dirci invece dei riscatti?

Le somme richieste spesso non sono esorbitanti e il fatto che alcuni stranieri vengano sequestrati è assolutamente “consueto” in quelle zone. La gravità del gesto non viene realmente compresa e, in alcuni casi, il rapimento viene anche considerato come l’unico modo per essere ascoltati.

 

L'Italia paga i riscatti più degli altri Paesi?

Tutti i Paesi pagano, sempre. Certo, si tenta di dare scarsa visibilità all’avvenuto pagamento, ma è impensabile che gruppi terroristici o criminali di questo tipo, che non si fanno scrupoli a sequestrare persone straniere, possano liberare gli ostaggi attraverso qualcosa che non sia o il pagamento di un riscatto oppure una dura azione delle forze dell’ordine locali.

 

Cosa crede sia necessario fare tentare di limitare questi rapimenti?

Da parte degli italiani vi è spesso una scarsa cultura della prevenzione e un altrettanto scarso utilizzo di realtà in grado di fornire difesa e protezione. Anzi, spesso si preferisce agire attraverso altri metodi di difesa decisamente biasimevoli. Episodi come questo indicano chiaramente che qualcosa non va come dovrebbe andare, quindi sono dell’idea che si dovrebbe fare tutto ciò che è possibile per far si che società come la nostra possano agire all'interno di regole ben definite e che siano aiutate e supportate dallo Stato, nel proporre i loro servizi alle aziende nazionali che operano in teatri di crisi.

 

Cosa permetterebbe questo?

Significherebbe maggiore protezione per il personale espatriato, minor rischio di sequestri e di possibili crisi internazionali legate alla gestione ed agli esiti di tali situazioni, ed una più capillare e diffusa presenza di soggetti in grado di fornire dati di intelligence al sistema di difesa del Paese. Basti pensare al ritorno informativo che ha il governo inglese, grazie alla presenza in paesi a rischio di centinaia di ex appartenenti alle FFAA e dell'ordine alle dipendenze di compagnie private di sicurezza. Personale addestrato, competente e fidelizzato, che pur essendo passato alle dipendenze del settore privato, di certo ha le capacità per utilizzare occhi ed orecchie anche a vantaggio del "pubblico".

 

(Claudio Perlini)



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