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Esteri

ITALIANO RAPITO/ L'esperto: se Trevisan è "sparito" in Nigeria è anche colpa nostra

C’è anche un ingegnere italiano tra i sette stranieri sequestrati ieri nel nord della Nigeria. CARLO BIFFANI ci spiega come avvengono solitamente questi rapimenti e da chi sono compiuti

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C’è anche un ingegnere italiano tra i sette stranieri sequestrati ieri nel nord della Nigeria, nello Stato del Bauchi: si tratta di Silvano Trevisan, 69 anni, originario di Santo Stino di Livenza, comune in provincia di Venezia di circa 13mila abitanti, ma da molto tempo lontano dall’Italia per lavoro. Sembra infatti che nel Paese africano l’uomo si occupasse di strade e infrastrutture. Nella notte di sabato uomini armati hanno dapprima tentato un attacco contro una prigione a Jama, ma sono stati respinti. Successivamente si sono allora introdotti in un cantiere, dove hanno ucciso una guardia del corpo e portato via i sette stranieri. Dietro il sequestro, secondo quanto riferito dalla polizia locale, potrebbe esserci il fondamentalismo islamico del gruppo Boko Haram, ma al momento le notizie appaiono ancora molto incerte. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi segue ovviamente da vicino il rapimento del connazionale: dalla Farnesina si apprende che, attraverso l’ambasciatore ad Abuja, l’Italia è in contatto con le autorità nigeriane alle quali è stato ribadito che “la priorità assoluta è l’incolumità del connazionale”. Attivata l'unità di crisi, la diplomazia italiana è attualmente al lavoro sia attraverso il consolato a Lagos sia attraverso l'ambasciata ad Abuja. In attesa di ulteriori aggiornamenti, abbiamo chiesto un commento a Carlo Biffani, direttore generale di Security Consulting Group e presidente di Assosecurnav.

Come mai avvengono rapimenti di questo tipo?

Il sequestro di persone in aree a medio e alto rischio, in particolar modo di espatriati stranieri, sta diventando ormai un fenomeno sempre più diffuso. I motivi per cui tali rapimenti avvengono dipendono più che altro dal tipo di gruppo criminale che li mette in atto, ma attraverso queste operazioni si cercano principalmente ritorni mediatici o economici.

Cosa può dirci invece della Nigeria?

Il Paese non è affatto nuovo ad attività di questo tipo. I rapimenti sono frequenti, avvengono da almeno 20 anni e prendono di mira quasi sempre espatriati stranieri, soprattutto quelli che lavorano nelle compagnie petrolifere.

Come mai?

Perché in Nigeria si vengono spesso a creare contrasti tra la popolazione locale e le compagnie petrolifere stesse, quindi parliamo di piccole o grandi rivendicazioni, proteste legate allo sfruttamento del territorio e così via. Oppure, in casi più gravi, dietro tali azioni vi possono essere anche volontà terroristiche legate al mondo del fondamentalismo islamico, fenomeno che in Nigeria si sta presentando con una certa frequenza da almeno 3-4 anni.

E' stato detto che durante il rapimento ha perso la vita una guardia del corpo. Chi sono solitamente queste persone?

Soprattutto persone locali che vengono ingaggiate dalle aziende. Questo avviene semplicemente perché agli stranieri non è permesso essere armati, a meno che non venga concessa una specifica autorizzazione dal governo locale che però è spesso molto difficile da ottenere. La Nigeria da questo punto di vista rappresenta però un'eccezione, visto che in molti casi agli stranieri che lavorano in qualità di security advisor per conto di compagnie internazionali, è a volte concesso il possesso di armi da fuoco.

Quanto sono preparate queste guardie?

Difficilmente si tratta di uomini molto addestrati, anche se poi dipende dalla situazione in cui devono operare. Solitamente, quando leggiamo di guardie ingaggiate per sorvegliare un cantiere o un’abitazione, in realtà stiamo parlando di un sorvegliante, un guardiano, più che di un vero e proprio professionista.

Come le sembra invece il “modus operandi” di questi rapitori?