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ATTENTATO ANKARA/ Selin Sanli (tv turca): a chi giova colpire gli Usa per spaventare Erdogan?

Pubblicazione:sabato 2 febbraio 2013

Il presidente turco Erdogan (InfoPhoto) Il presidente turco Erdogan (InfoPhoto)

Ankara. Il quartiere di Cankaya della capitale turca torna a vivere la paura del terrorismo. In un paese che convive con gli attentati ormai da decenni, la paura per questi atti è comunque sempre qualcosa che spiazza e getta nell'ansia la popolazione. Così descrive a ilsussidiario.net la situazione ad Ankara la corrispondente della televisione turca Selin Sanli, poche ore dopo l'attentato kamikaze che ha provocato la morte dello stesso attentatore e di un addetto alla sicurezza dell'ambasciata americana, ma di nazionalità turca. Il quartiere di Cankaya aveva vissuto un'analoga esperienza il 20 settembre 2011, quando un altro attentato terroristico aveva ucciso tre persone nei pressi di alcuni uffici amministrativi governativi.

Allora non era mai stato chiarito chi fosse dietro l'esplosione, ma, come ci dice Sanli, "in Turchia da anni esistono numerose realtà che possono mettere in atto attentati terroristici, dagli anarchici all'estrema sinistra, dai separatisti curdi ai fondamentalisti islamici fino a membri di Al Qaeda". Oggi si aggiungono nuovi pericoli, tra cui al momento i principali sospettati: "Diversi esponenti del governo sospettano di ambienti vicini al regime di Assad, i cosiddetti patrioti siriani". Il principale motivo di questi sospetti, aggiunge, "è dato dall'arrivo di batterie di missili Patriot che unità americane presenti nel nostro paese devono predisporre vicino al confine con la Siria, per prevenire un probabile attacco siriano alla Turchia, cosa che dall'inizio della crisi siriana è già stato sfiorato diverse volte". Il governo di Erdogan infatti si è schierato da subito con i ribelli siriani, minacciando più volte il regime di Assad di un possibile intervento armato al loro fianco. 

Ma resta il fatto che l'attentato di ieri è stato messo a punto nei pressi dell'ambasciata americana ad Ankara: "Certamente questo è un aspetto che nelle indagini in corso prende un ruolo di primo piano. La lista degli attentati contro le ambasciate americane in tutto il mondo, ma soprattutto nei paesi islamici, è purtroppo lunga per cui si studia anche la pista che porta ad Al Qaeda, anche se non è quella maggiormente battuta. C'è poi da tenere conto di un fatto importante: alla fine di febbraio il segretario di Stato americano John Kerry sarà in visita proprio in Turchia. Tra i vari incontri che terrà nel nostro paese è previsto anche un incontro con i leader dell'opposizione, quelli del partito repubblicano del popolo e del movimento nazionalista. Questo fatto potrebbe non essere stato visto bene da esponenti nazionalisti della stessa Turchia". 

Selin Sanli spiega che immediatamente dopo l'attentato, i rappresentanti turchi e quelli americani hanno rinnovato il proprio impegno reciproco come alleati e nella lotta al terrorismo, una alleanza che qualunque sia il motivo dell'attentato non viene incrinata per nulla dall'episodio stesso. 


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